Perché non usare la magia per cambiarci quando possiamo diventare persone migliori?”. E naturalmente la divina Cate Blanchett non si riferisce alla chirurgia plastica (da cui non è contaminata..) bensì alla vera magia, quella che “risiede dentro di noi e ci permette di compiere gesti oltre le nostre possibilità”. Imperturbabilmente splendida, l’attrice australiana è finalmente approdata alla Festa del Cinema di Roma dove è accolta come merita: una star di grandezza assoluta. Qui accompagna il fantasy-horror per ragazzi Il mistero della casa del tempo (The House With A Clock in its Walls, in uscita il 31 ottobre) di Eli Roth ma è anche protagonista di uno dei prestigiosi “Incontri ravvicinati” col direttore Monda.

Nel film veste con ironia e consueta eleganza (questa volta tutta in viola..) i panni di una strega buona, la migliore amica di un buffo stregone (Jack Black) che si trova ad adottare il nipotino Lewis di 10 anni rimasto improvvisamente orfano. Insieme “abitano” una villa magica, proprio di quelle che si trovano negli horror più classici con tanto di zucche di Halloween illuminate perennemente all’ingresso. Ma dietro alla simpatia del trio – il film è zeppo del tipico umorismo di Roth, pupillo di Tarantino – si nasconde un’ombra oscura, quella del deceduto stregone malvagio Isaac Izard (un redivivo nonché lynchano Kyle Maclachlan) che vuole tornare in vita per cancellare la storia e riportare il tempo al suo caos primordiale, nel bene e nel male.

“Quando ho letto la sceneggiatura non ho potuto esitare, non solo perché adoro Eli, a anche perché avevo letto da ragazzina il romanzo a cui si ispira di John Bellairs e interpretando questa simpatica befana viola sono anch’io tornata bambina: ho riletto il racconto con mio figlio di 10 anni, uno spasso” dichiara divertita Blanchett mentre annuncia ufficialmente alla platea la sua ossessione per i racconti dell’orrore. “Da piccola vedevo 4 o 5 film horror a weekend, ne ero ossessionata, come dalla risoluzione dei misteri alla Sherlock Holmes”. Esemplare nel suo messaggio formativo ma non paternalistico ai ragazzi (il film parla anche di bullismo e di come lo si può superare con coraggio…), Il mistero della casa del tempo del tempo porta in essere il tema dell’adozione in cui l’attrice è personalmente coinvolta avendo adottato una bambina ed essendo in questo film il suo personaggio e quello di Black genitori adottivi “de facto” del piccolo Lewis.

Ho quattro figli, tre maschi naturali e una figlia adottiva, ma per me non ci sono differenze e non vedo come potrei mai concepirle. Per tutti e quattro la responsabilità e il dovere verso di loro, da adulta e da madre, sono quelli di trattarli da esseri umani, senza semplificare loro la realtà come accadeva nel 19° secolo, quando gli educatori edulcoravano la vita creando cesure imperdonabili fra l’infanzia e l’età adulta. Il mondo è complesso, il nostro compito di genitori è di coglierne le provocazioni e consegnarle ai figli nel linguaggio che alle diverse età sono in grado di comprendere”. Detto questo, la magica Cate raccoglie la provocazione istantanea di chi le chiede cosa significhi per lei essere indomita, qualità di cui si pregia il bimbo Lewis nel film. “Credo che ciò che ci rende indomiti è imparare dai propri fallimenti, e io ne ho collezionati a migliaia. Non ripetere gli stessi errori è già un successo. Quindi se mi considerate un’indomita lo devo ai fallimenti. La sfida principale per chi fa l’attore è, a mio avviso, quella di è mantenere una pelle dura combinata a una profonda sensibilità: provateci e vedrete che non è per nulla semplice!”