“La nuova pista dell’aeroporto di Firenze non si fa”. Se sulle grandi opere  – Tav, Tap, Terzo Valico, Pedemontana Lombarda – Movimento 5 Stelle e Lega non hanno ancora scelto quale strada intraprendere, sull’aeroporto di Firenze il governo è compatto e due giorni fa sembra aver messo la parola fine al grande progetto di ampliamento dello scalo di Peretola voluto dall’ex sindaco di Firenze, Matteo Renzi, e dal suo successore Dario Nardella.

L’annuncio del ministro – Giovedì, per la prima volta dal suo insediamento, l’esecutivo gialloverde si è espresso sul merito dell’opera tramite il ministro dell’Agricoltura (con deleghe al Turismo), Gian Marco Centinaio, mandato avanti dal leader della Lega, Matteo Salvini: “Non si farà – ha detto in un’intervista a Repubblica Firenze – Lo sviluppo non deve passare da un piano faraonico che non serve a nulla alla Toscana. Con molti meno soldi si potrebbe migliorare l’aeroporto di Firenze senza stravolgerlo”.

Nardella (e Renzi) contro Centinaio – L’uscita di Centinaio, però, ha scatenato un putiferio: pronta e stizzita la risposta del sindaco Nardella (“giù le mani dall’aeroporto. Giù le mani da Firenze”) e degli imprenditori fiorentini del comitato “Sì aeroporto” che hanno scritto una lettera al ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, chiedendogli di concludere al più presto l’analisi “costi-benefici” ed esprimersi definitivamente sulla vicenda. Non è mancato anche il commento di Renzi, ex sindaco di Firenze e grande sponsor del progetto: “Se bloccano l’aeroporto di Firenze per fare un dispetto a me sono tecnicamente impazziti”.

L’iter del progetto per lo scalo – Il progetto è partito nel 2014 quando il Consiglio Regionale della Toscana approvò il piano d’indirizzo territoriale (PIT) per la costruzione della nuova pista da 2.400 metri: dopo soli due anni, però, il Tar lo bocciò dopo i ricorsi dei sindaci della piana fiorentina, da sempre contrari all’opera. Da allora, sia il Comune di Firenze che Toscana Aeroporti spa – il cui amministratore delegato è il braccio destro di Renzi, Marco Carrai – hanno approvato un masterplan che prevede un investimento da circa 330 milioni per la nuova pista. Secondo le stime del progetto, inoltre, l’ampliamento di Peretola porterebbe a 2.000 nuovi posti di lavoro più 8mila nell’indotto.

Ma la conferenza dei servizi è in corso – Lo scorso 7 settembre al ministero delle Infrastrutture è iniziata la conferenza dei servizi (poi rinviata a novembre), ovvero la valutazione finale delle autorizzazioni, dei permessi e delle licenze urbanistiche inerenti al progetto. Il ministro Toninelli, a inizio estate, aveva detto che “la convocazione della Conferenza dei servizi è un atto procedurale che non incide in alcun modo sulla project review in corso”, ma se dovesse dire sì all’ampliamento di Peretola, a quel punto potrebbero partire i lavori. In caso contrario, il masterplan verrebbe bocciato sonoramente. Sul progetto della nuova pista, però, pesa anche il ricorso al Tar dei sette sindaci della piana fiorentina (tutti di centrosinistra: Prato, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Calenzano, Signa, Poggio a Caiano, Carmignano) che hanno presentato ricorso contro la Valutazione di impatto ambientale.

Il centrodestra in tilt per il no della Lega – La partita del nuovo scalo di Peretola (che ogni anno accoglie 2,5 milioni di passeggeri rispetto ai 5 del più grande hub di Pisa), però, non si sta giocando solo sui tavoli tecnici del Mit: le decisioni politiche, sul futuro del progetto, contano eccome. Il Movimento 5 Stelle toscano è da sempre contrario al progetto e a luglio ha mandato a Toninelli un dossier in cui si elencavano tutti i motivi della contrarietà alla nuova pista. Ma è nel centrodestra che negli ultimi giorni ci sono state le maggiori fibrillazioni: le tre forze politiche alleate, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, sono sempre state favorevoli all’opera ma a inizio ottobre i vertici regionali del Carroccio hanno approvato un documento scritto dalla neo commissaria Susanna Ceccardi in cui veniva messo nero su bianco il “no” al nuovo scalo di Firenze che dovrebbe essere solo “messo in sicurezza”, proponendo un rafforzamento della linea ferroviaria Firenze-Pisa o addirittura una terza pista per l’aeroporto Galileo Galilei. Il dossier però ha mandato in tilt Fi e FdI che hanno minacciato di rompere la coalizione “perché i nostri elettori non lo capirebbero”, ha detto il capogruppo forzista in Consiglio comunale, Jacopo Cellai.

Il leghista Picchi e la reprimenda di Salvini – Mercoledì, poi, ecco il nuovo colpo di scena: il sottosegretario leghista Guglielmo Picchi ha assicurato, sempre a Repubblica Firenze, che l’aeroporto “si farà” perché “ormai è tardi con i ripensamenti”. Secondo quanto risulta a Ilfattoquotidiano.it, però, l’intervista di Picchi ha provocato l’ira dei vertici del Carroccio toscano, a partire dalla sindaca di Cascina Susanna Ceccardi. Non solo: anche il ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini è andato su tutte le furie e deciso di far scendere in campo direttamente il governo tramite il ministro competente Centinaio che il giorno dopo è stato molto chiaro: “La pista non si farà – ha spiegato – Da ministro ed ex operatore del turismo dico che Firenze, che ha un’enorme massa di turisti che andrebbe decongestionata, deve migliorare la qualità del suo scalo e non allungarlo, non ne ha bisogno. Far crescere Pisa è un’opportunità che si dà a tutta la Toscana, dal mare alla città. E poi diciamoci la verità: il tempo che ci vuole a raggiungere Firenze da Pisa è meno di quel che serve ad attraversare Milano”. Il 19 ottobre, intanto, il sottosegretario alle Infrastrutture, Armando Siri, arriverà in città per incontrarsi con i vertici regionali della Lega: quel giorno potrebbe essere messa la parola “fine” al progetto del nuovo aeroporto di Firenze.

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