Fate attenzione alle casse self-service, passate bene i vostri articoli e non dimenticate che potete andare in prigione per dei barattoli”. È questa la “morale della favola” che una ragazza francese, Émilie Guzzo, ha tratto dall’assurda disavventura che ha vissuto assieme al padre. A raccontare questa storia che ha dell’incredibile è stata su Twitter la stessa Émilie: “Lunedì scorso sono andata all’Ikea con mio padre per comprare dei barattoli di vetro che avevamo visto online, ne abbiamo presi quattro che erano chiusi con un coperchio (dettaglio importante per il seguito) – comincia a raccontare la ragazza -. Andiamo alla cassa per pochi articoli e passo lo scanner su quelli che pago io e poi su quelli di mio padre tra i quali i quattro barattoli, mentre chiacchieriamo. Usciamo dalla cassa e l’agente della sicurezza ci ferma dicendo che abbiamo passato male lo scanner sui barattoli”.

“Lo lasciamo controllare e in effetti c’erano un prezzo sul coperchio e un altro per il barattolo, io non me ne ero accorta dunque dico all’agente che è colpa mia, li ho presi assieme così com’erano e non ho controllato – prosegue Émilie –“. Fin qui nulla di strano, una semplice disattenzione che può capitare a tutti. I protagonisti della vicenda chiedono di poter pagare la differenza per quegli articoli e andare via ma l’agente chiama il direttore dello store: “Il direttore (svedese credo) chiede a mio padre che cosa è successo, lui lo racconta da capo e si scusa ancora, insistendo per pagare. Ma il direttore guarda mio padre e gli dice: ‘Insomma avete rubato’”.

Padre e figlia, allibiti, ripetono le proprie scuse, spiegando al direttore che non si erano accorti che contenitore e coperchio andassero battuti e pagati singolarmente ma quello non li sta a sentire e chiama la polizia. All’arrivo della pattuglia, i due vengono portati via con l’accusa di “furto organizzato”: “’Adesso arriva un’altra pattuglia per trasportare suo padre, lei viene con me’ e aggiunge ‘se provi a scappare ti sparo con il taser’. Faccio il viaggio in macchina verso il commissariato, nessuno mi parla, mi chiedono solo se ho bevuto”, continua a raccontare la giovane. Una volta in commissariato “ci dicono che staremo in cella 24 ore, mio padre cerca di spiegare di nuovo la situazione, dice che il giorno dopo deve lavorare e io pure, nessuno ci ascolta. Comincio a diventare bianca, ripeto che ho solo sbagliato a passare lo scanner sul prezzo dei barattoli”.

Niente da fare, padre e figlia finiscono in una cella “minuscola e sporchissima”. L’incubo per i due finisce solo tre ore dopo, quando cambia il commissario in turno e il nuovo arrivato si rende conto dell’assurdità della vicenda e li fa finalmente rilasciare. La storia di Émilie ha avuto migliaia di condivisioni e ha suscitato forti proteste nei confronti di Ikea France, che è stata costretta a scusarsi e a ritirare la denuncia: “Privilegiamo sempre il dialogo e ci rincresce sinceramente per questa situazione – si legge in un tweet del colosso svedese -. Ci impegniamo a ritirare la nostra denuncia e presentiamo le nostre scuse”.