Nelson Mandela venne arrestato. Anche Danilo Dolci finì dietro la sbarra. Don Lorenzo Milani subì un processo. Mimmo Lucano, il sindaco di Riace è uno di loro. Abbiamo letto tutto su di lui. Abbiamo sentito in questi giorni ogni sera davanti alla TV gli intellettuali vip che si schierano con o contro il primo cittadino per difendere o sparare contro ad una sola parola: accoglienza. Il dibattito di questi giorni mi ha ricordato “L’obbedienza non è più una virtù” in cui sono raccolti gli atti del processo a don Milani.

Il priore di Barbiana scrive: “Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto”.

E’ vero possiamo contestare a Mimmo di essere un disobbediente, pronto a tutto pur di non abbandonare chi è lasciato su una spiaggia o su una strada. Lo dico a ragion veduta. Anch’io conosco il sindaco di Riace.

Anzi ho persino accompagnato dei giovani a incontrare questo spietato criminale. Ma soprattutto ho ben presente i volti e le storie degli uomini e delle donne arrivati da lontano e che ora hanno aperto una bottega a Riace. Ho ben presente la faccia del barista della piazza che mi ha raccontato di essere tornato al paese dopo anni a Torino perché Riace grazie all’ “impresa” di Mimmo Lucano è tornata a vivere e far vivere i suoi abitati.

Ho presente i detrattori di Lucano: non sono spuntati all’improvviso. Ci sono sempre stati. Quelli del “bar sport” che ho incontrato per strada e mi hanno raccontato i retroscena per nulla documentati del perché e del per come questo sindaco fa accoglienza.

E poi i “detrattori” di ogni parte, a volte anche politica: quelli con il colletto bianco e la cravatta, amici degli amici, che in Calabria non hanno certo a che fare con la San Vincenzo o la Caritas. A qualcuno di loro Lucano voltava le spalle. L’ho visto personalmente rifiutarsi di incontrare qualche politico l’estate scorsa. Preferiva accogliere, spiegare e ri-spiegare il modello “Riace” ai giovani e non solo, offrendo loro gratuitamente anche la possibilità di dormire in una di quelle case abbandonate di Riace, per vedere, per toccare con mano cosa avviene in quel paese di Calabria.

Ma Lucano soprattutto dava la parola a loro, ai migranti. Ha dato a tutti loro la possibilità di raccontare, di spiegare alla gente. Sono storie di rifugiati palestinesi che hanno trovato “casa” e da vivere solo a Riace. Di curdi, di somali, di eritrei, di giovani e meno che nessuno mai porta nei salotti televisivi a parlare di Riace. Sono loro semmai le vittime. Forse tra loro i detrattori di Lucano troverebbero qualcuno disposto a parlare.

Ma nessuno offre loro la possibilità di raccontare il modello Riace. Due ultime annotazioni non irrilevanti. La prima: Lucano quest’estate ha dato avvio ad uno sciopero della fame che ha attirato su di lui i riflettori della stampa nazionale e non solo. L’hanno lasciato fare ma il “tic-tac” della bomba qualcuno già lo sentiva. La seconda: Mimmo Lucano è stato eletto nel 2014. Le nuove elezioni sono molto vicine. Nulla avviene per caso.