“Per fortuna ci siamo vaccinati anni fa dalle bufale, dalle fake news dei giornali e si stanno vaccinando anche tanti altri cittadini tanto è vero che stanno morendo parecchi giornali tra cui quelli del gruppo l‘Espresso che, mi dispiace per i lavoratori, stanno addirittura avviando dei processi di esuberi al loro interno perché nessuno li legge più perché ogni giorno passano il tempo ad alterare la realtà”.

Vi suona bene? A me no. Forse Luigi Di Maio poteva esprimersi meglio, così: “Per fortuna ci siamo vaccinati anni fa dalle bufale, dalle fake news – dei giornali, della tv e dei social network – e si stanno vaccinando anche tanti altri cittadini. Gli organi di informazione che non lo fanno non se la passano bene, parecchi giornali tra cui quelli dell’ex gruppo l’Espresso (da due anni gruppo Gedi) subiranno un ridimensionamento, mi dispiace per i lavoratori, stanno addirittura avviando dei processi di esuberi al loro interno. I lettori sono in fuga anche perché questo tipo di giornali sopratutto in Italia sono ormai incapaci di leggere la realtà, una perdita di rendite inevitabile”.

Detta così, mi consente di dire che nelle parole di Luigi Di Maio non vedo nessun pericolo per la libertà di stampa in Italia. Se l’Italia è al 46esimo posto nella classifica mondiale non è certo colpa del vicepremier 5 stelle. Però l’impegno per farci risalire non passa da una scopiazzatura dello stile di Renzi alla Leopolda, che si buttava nel gradimento ai titoli dei giornali, incluso Il Fatto Quotidiano.

Dice Lucia Annunziata in un post indignato che è comparso domenica su Huffington Italia: “Noi giornalisti siamo qui, anello debole di una catena stretta fra gli editori e la politica”. I giornalisti sono a loro volta vittime, quindi sbaglia Di Maio a rallegrarsi del calo delle vendite, ci sono posti di lavoro in ballo e lui è il ministro del lavoro e un politico, non un passante!

Ma le altre tesi della direttrice di Huffingtonpost.it non reggono. Come è debole il paragone di Saviano con Putin. Non viviamo in Russia e il leader 5 Stelle non è un ex agente del Kgb ed è al potere (si fa per dire) da appena 5 mesi.

I 5 Stelle non sono establishment, nessuno lo diventa automaticamente il giorno dopo essere stati eletti. Io in tutto questo vedo soprattutto i timori delle élite più che la preoccupazione per l’informazione. L’establishment in Italia ha altri nomi, ha altri cognomi. Vogliamo ricordare le parole di De Benedetti alla Consob? E delle sue telefonate a Renzi?

Sempre da Lucia Annunziata apprendiamo che “il Gruppo Espresso fa cocciutamente, e intende continuare a fare, opposizione all’attuale governo” e io mi chiedo dov’era Repubblica quando c’era da difendere la Costituzione dalle riforme renziane per fortuna poi bocciate alle urne da milioni di italiani? Dalla parte di chi ha perso il referendum, fiancheggiando il governo di allora. Legittimamente, ma i giornali come Repubblica e l’Espresso stanno morendo o no? Il calo di copie con la campagna del sì è diventato un crollo? Sì. Basta un sì a volte.

È ovvio che, come tutti i giornali nati nel Novecento a eccezione di qualche testata sportiva, stiano subendo un forte ridimensionamento e il direttore Calabresi ha poco da rallegrarsi quando parla del primato su internet del suo giornale, sappiamo che i click non porteranno mai a far quadrare i conti di un grande gruppo editoriale con tutti i suoi dipendenti e giornalisti. Il futuro dei giornali è “sostenibile” ed anche questo dato non è colpa di Di Maio. Il vaccino migliore è la buona informazione. Che non passa solo dai post su Facebook, caro Di Maio, o solo dagli editoriali delle solite firme che piacciono a Calabresi e Annunziata. Stampa e politica che se le cantano e se la suonano tra di loro non servono a niente. I giornali sono invece essenziali a una pubblica opinione che vuole capire e non tifare. Se le scelte sono sbagliate, o peggio false, poi crolla tutto. Copie e voti.

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