“Mi dispiace per i lavoratori“, ma “parecchi giornali tra cui quelli del gruppo l’Espresso stanno avviando processi di esuberi perché nessuno li legge più perché ogni giorno passano il tempo ad alterare la realtà e non a raccontare la realtà”. Lo ha detto in un video pubblicato su Facebook il vicepremier Luigi Di Maio, facendo riferimento alla decisione del gruppo Gedi di chiudere il sito del settimanale Espresso e applicare a tutti i giornalisti contratti di solidarietà con un taglio degli stipendi del 30%. “Per fortuna ci siamo vaccinati anni fa dalle bufale, dalle fake news dei giornali e si stanno vaccinando anche tanti altri cittadini tanto è vero che stanno morendo parecchi giornali”, afferma il leader M5s nel video, in cui spiega che le uniche spese che non si potranno fare con il Reddito di cittadinanza sono quelle per il gioco d’azzardo.

I rappresentanti sindacali (cdr) della Repubblica e dell’Espresso hanno replicato alle parole del ministro del Lavoro e dello Sviluppo con una nota in cui si legge che Di Maio “non solo ignora che il gruppo Espresso non esiste più da due anni, confluito nel più articolato gruppo Gedi che è il leader in Italia nell’informazione quotidiana e multimediale. Ma dimostra per l’ennesima volta di non conoscere la differenza tra bufale e notizie, evidentemente perché espertissimo della prima fattispecie e allergico alla seconda”. “Nella sua dichiarazione Di Maio parla inoltre senza cognizione di causa, ed è grave essendo lui anche ministro del Lavoro, di “processi di esuberi” e di “giornali che stanno morendo”: tradendo così una sua speranza recondita. Ma può mettersi l’anima in pace: Repubblica, L’Espresso e le altre testate del gruppo Gedi – scrive ancora la rappresentanza sindacale – non moriranno e continueranno a fare quello per cui, Costituzione alla mano, sono in testa alle classifiche della diffusione digitale e cartacea nel nostro Paese: raccontare la verità, soprattutto quando è scomoda per il potente di turno”.

Per Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana, “gli insulti del vicepremier Luigi Di Maio ai giornalisti di Repubblica e dell’Espresso sono l’ennesima dimostrazione del disprezzo nutrito nei confronti dell’informazione libera e del ruolo che questa è chiamata a svolgere in ogni democrazia liberale”.