Nell’Italia governata – con ampio consenso – da chi rivendica il proprio populismo, il più stimato tra i leader politici è un “non populista” per eccellenza: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lo afferma un sondaggio di Demos&Pi pubblicato da Repubblica. Secondo la rilevazione il capo dello Stato ottiene il gradimento del 65 per cento degli intervistati. Più del capo del governo Giuseppe Conte, che è comunque al 61, e dei due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, rispettivamente al 60 e al 57 per cento. Il primo leader dell’opposizione è l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che raccoglie un indice di gradimento del 45 per cento. “Se è cresciuto il disagio verso la democrazia rappresentativa – spiega il sociologo Ilvo Diamanti a corredo del sondaggio – Mattarella è un punto di convergenza – fra i pochi se non l’unico – in un paese dove domina la divergenza“. Nel contesto populista, il capo dello Stato è la figura più popolare. Non è strano, quindi, che molti elettori dichiarino di apprezzare Di Maio e Salvini e, allo stesso tempo, Mattarella.

E infatti il capo del Quirinale ottiene un gradimento ben superiore al 50 per cento anche tra gli elettori di Movimento 5 Stelle e Lega (58 tra i grillini, 55 tra i leghisti), nonostante lo scontro con i due partiti nella fase di formazione del governo, quando Mattarella oppose il proprio veto alla presenza di Paolo Savona nella squadra dei ministri e Luigi Di Maio arrivò a proporne la messa in stato d’accusa. Tra gli elettori del Pd, poi, il giudizio positivo sul capo dello Stato arriva al 94 per cento.

La fiducia in Mattarella vive da tempo un trend ascendente: nei primi anni del mandato presidenziale (2015, 2016 e 2017) alla domanda su quanta fiducia provassero nei suoi confronti, meno del 50 per cento degli intervistati rispondeva “Molta” o “Moltissima”. Il record negativo nel 2017, con il 46. A marzo 2018 – subito dopo le elezioni politiche – il dato sale al 53 per cento, per poi portarsi al 55 per cento nei mesi estivi e al 56 nella rilevazione di settembre. Una crescita, secondo Diamanti, spiegabile con il “protagonismo involontario” di Mattarella nella fase post-elettorale.

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