C’era bisogno dell’ennesimo disco per confermare il suo valore? Eccome se ce n’era bisogno. Perché con Sinatra, Gue Pequeno ribadisce tutta la sua forza sbaragliando la concorrenza. Inutile girarci intorno: è il Cristiano Ronaldo del rap italiano.

Il quinto disco da solita è un album dal respiro internazionale, ottimo sia sotto il profilo sonoro che testuale. Dodici tracce – potenzialmente tutte delle hit – che seguono un percorso coerente con il personaggio di Guè Pequeno. Il rapper milanese ha messo d’accordo un po’ tutti: dai più nostalgici, con pezzi old school come Hugh Guefner e Bastardi senza gloria (strepitosa la strofa di Noyz Narcos) fino a brani fatti ad hoc per le chart di Spotify come Borsello o 2%. Merito soprattutto dei produttori perché a far la differenza in questo disco non sono tanto le rime, quanto i suoni. L’unico difetto è l’abbondanza dei featuring. Su dodici tracce solo quattro non prevedono una collaborazione e forse è un po’ troppo per un disco da solista.

Sinatra è un bel mix tra il passato che resiste e il nuovo che avanza. In mezzo c’è sempre Guè Pequeno che dimostra di saper ancora dare lezioni di rap, ma che allo stesso tempo ‘cavalca’ i suoni del momento. Da sottolineare la direzione artistica di Charlie Charles, al momento forse il produttore più influente in Italia, che ha saputo trovare il vestito giusto per il rapper milanese.

Tra le (troppe, abbiamo detto) collaborazioni, alcune sono particolarmente ben riuscite: tra tutte quella con Frah Quintale, uno dei cantautori/rapper più ascoltati nell’ultimo anno. 2% si candida a hit dell’album. Bello il sample di Oro, omaggio a Pino Mango, in Bling Bling. Tony Effe e Pyrex aggiungono invece un tocco di spontaneità e leggerezza in Claro.

Guè Pequeno è un personaggio abbastanza controverso (certo, sempre di rap italiano stiamo parlando). O lo si ama o lo si odia. Bisogna però dargli merito di una cosa: è capace di rimanere ai vertici del rap (e delle classifiche). Sinatra non è certo il suo miglior album, ma è il miglior album in questo momento per il rap italiano sommerso negli ultimi mesi da dischi scadenti e per certi versi anche deludenti. Per scalzare il CR7 dell’hip hop italiano serve di certo ben altro.