A meno di non avere un account Twitter e di non seguire l’hashtag #XF12 (anzi, complimenti al team social del programma di SkyUno: bravi), il talent musicale, così com’è, non ha più molto senso. Un attacco doloroso, certo, ma è bene andare subito al sodo. Intendiamoci, si tratta di uno show estremamente rassicurante e la gente, si sa, ha un grande bisogno di essere rassicurata. XFactor è un appuntamento fisso, immancabile, routinario, che segna in qualche modo la fine dell’estate e prepara alla stagione autunnale, alla copertina di pile sul divano, e al “ca*** che me ne frega di andare in palestra, se ne riparla a maggio prossimo”. Come ogni cosa rassicurante, X Factor è pressoché identico a se stesso, anno dopo anno.  E segue un copione. Preciso. Prendiamo le audition, perché qui siamo. Mettiamo (ma non è così eh, è che noi siamo maligni) che gli autori scelgano già, prima delle audizioni, chi dovrà passare e chi no. Perché gli autori sanno il fatto loro ed è ovvio che puntino a formare un cast valido ai fini dello show. Solo che alla lunga, pure noi, pubblico da casa, sappiamo il fatto nostro. E quindi sappiamo che alla fine della fiera dovrà esserci un panorama così formato:

  • Il ragazzino con la faccia buona che arriva con la chitarra, canta un classico (ieri sera Fly me to the moon) e manda in visibilio la giuria: ce l’ho.
  • La band parodia di una band rock’n’roll (ieri sera un Julian Casablancas fuori tempo massimo di 15 anni): ce l’ho.
  • La giovanissima che sembra uscita da un cartone animato, porta una canzone di quelle impegnative, bellissime (ieri sera La sera dei Miracoli, di Dalla) e fa piangere (due lacrime ce le facciamo pure noi, effetto madeleine proustiana ma di cartone): ce l’ho.
  • Il rapper (ora poi più essenziale che mai) tormentato che magari è già sotto contratto di una piccola etichetta indipendente, vai a sapere: ce l’ho.

E così via, fino a formare una squadra ben chiara prima che tutto vada in scena. Uno dice: si ma è perché tutti i generi devono essere rappresentati! Ecco, se lo dice non sa di che sta parlando perché alla fine ciò che si ottiene è un bel niente da un punto di vista sia musicale che discografico, e questo ormai da diverse edizioni. Poi certo, ci auguriamo che da stavolta salti fuori un Tiziano Ferro o un Fabri Fibra, ma al momento le chances sembrano pochine. Ovviamente, nel caso delle audition, non mancano i casi umani, i personaggi che fanno ridacchiare (ieri sera è stato il turno dell’attore porno e del tizio che ha cantato in falsetto scatenando una risposta magnifica di Mara e un bel po’ di battute su Twitter) e quelli che potrebbero farcela ma “è ancora preso, bisogna aspettare qualche anno, però tu non mollare”.

Il pubblico (sempre meno numeroso) se ne sta lì e sorbisce tutto, come nel caso di una merenda alla quale si è affezionati. Anche la giuria, chiaramente, non sfugge a questo prevedibile ripetersi. Agnelli già lo sai che storcerà il naso quando arriverà qualcosa di estremamente pop, Mara sarà competente e a volte un po’ sboccata, Fedez posato e puntuale con l’aria di chi ormai fa parte della scenografia. E Asia? Asia, in questo ruolo, è favolosa. Come quando alla famosa merenda di prima aggiungi un ingrediente che ci sta benissimo. Certo, anche nelle sue scelte c’è una certa prevedibilità (ricordate? Nella nostra ricostruzione i personaggi chiave sono gli autori) ma il suo modo di fare, il suo piglio e insieme la sua dolcezza, ne fanno un’entrata ottimale. E ragazzi, mica sempre va così: pensate alla giuria dell’anno scorso, ricordate la cantate che stava al posto di Asia? Ecco.

Ora, il problema, perché un problema c’è, è che anche delle merende alle quali siamo molto affezionati alla fine ci si rompe un po’ le scatole. Chi ci dice che perfino Proust, dopo un po’, non abbia sostituito la madeleines con una bella torta alla crema? E così è per X Factor. Spiace, ma davvero è ora di cambiare. E i piccoli elementi di novità introdotti non bastano più (Asia, grande new entry, poteva essere un buon toccasana ma sappiamo che probabilmente non sarà presente ai live).

Le soluzioni? Sospendere il programma per un po’ (o per sempre: in fondo tutto cambia, la vita è così, prima o poi tocca andarsene…). Al suo posto, magari, si potrebbe fare una sorta di XFactor Vip. Tanto, amici di Sky, il mercato musicale di interpreti è colmo e sappiamo bene che tutto è cambiato. Tanto vale prendere un bel cast di vip o vippucoli e fargli cantare pezzi random, giudicandoli (mica con le imitazioni eh, quello lo fa già Carletto e gli viene pure bene). Due stagioni di Valeria Marini che canta Dua Lipa, Cristiano Malgioglio che si butta con Justin Timberlake, Francesco Monte che stonicchia su un grande classico italiano e passa la paura. Fatevi sotto (intanto, io deposito questa ideuccia da banco del pesce, che non si sa mai).