La Regione Abruzzo sposta di due anni, al 2020, l’attuazione della legge regionale di contrasto al gioco patologico. Salta la data che era stata fissata da tempo: il prossimo 21 novembre sarebbe dovuto cambiare tutto per i gestori di slot machines, videopoker e simili, tant’è che diversi Comuni stavano già prendendo i provvedimenti adeguati. Ma di punto in bianco è stata decisa una larga proroga e così a novembre non scadranno più le autorizzazioni per quelle sale giochi e locali con le slot che ancora non si erano uniformati alla legge. Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna hanno leggi così. A loro non si aggiungerà, per il momento, l’Abruzzo. Il cambio di linea avviene tra l’altro con la giunta regionale in scadenza e in sostanza “sotto elezioni”: dopo le dimissioni del presidente Luciano D’Alfonso, gli abruzzesi torneranno al voto tra pochi mesi. Per questo per gli esercenti del gioco abruzzese – un insieme di 7mila slot, 400 punti scommesse e 6 sale bingo – è festa grossa. E dire che la regione dei parchi è la prima in Italia per consumo pro-capite di gratta e vinci, lotterie e giochi in genere.

Cosa prevede la legge? Su tutto, il divieto di nuove aperture di sale giochi e simili nell’arco di 300 metri da scuole, chiese, ospedali, impianti sportivi e altri luoghi sensibili e la decadenza delle autorizzazioni esistenti dopo 5 anni. Il 22 settembre sarebbe stato l’ultimo giorno utile per presentare la domanda di rinnovo della licenza e dimostrare di essersi messi a norma, pena la disattivazione definitiva di impianti e apparecchi. Ma anziché nel 2018 la legge non entrerà in vigore prima del 2020. “La modifica – spiega a ilfatto.it Silvio Paolucci, assessore regionale alla sanità e tra i leader del partito democratico abruzzese – è frutto di un lavoro costruito dentro le commissioni consiliari. Sia la norma che gli emendamenti connessi. Non è un provvedimento di giunta”.

Trovare la norma per la proroga di due anni, tra l’altro, non è stato facile. Sul sito ufficiale della Regione, per esempio, non ve n’è traccia. Ilfatto.it l’ha scovata nel Bura (il bollettino ufficiale Regione), infilata all’interno di una legge regionale, la numero 30 del 24 agosto 2018, che parla per lo più di tutt’altro: per la precisione, di “disposizioni in materia di comunità e aree montane”. Ma all’articolo 4 ecco la modifica alla legge sulla ludopatia. La firma è del presidente vicario, Giovanni Lolli, che per statuto – spiegano dal Pd – è tenuto a promulgare i testi approvati dal consiglio regionale. In sostanza gli emendamenti approvati allungano da 5 a 7 anni il termine delle autorizzazioni rilasciate ai locali.

La modifica di fine estate, a riflettori spenti e con la distrazione delle vacanze, che ha spiazzato molti. L’amministrazione comunale di Teramo, per esempio, aveva già inviato una lettera a tutti gli esercenti, ricordando loro la data-capolinea del 21 novembre e quella del 22 settembre per la richiesta di autorizzazione. A presentare l’emendamento approvato dal consiglio è stato un esponente di Forza Italia, Lorenzo Sospiri. L’emendamento di Sospiri è passato durante l’ultimo consiglio regionale prima della pausa estiva, approvato in blocco insieme ad altri provvedimenti non proprio omogenei. “È stato votato all’interno di un maxi-emendamento fuori sacco, con inganno, inserito nella legge 40 sulle comunità montane – attacca Sara Marcozzi, capogruppo M5s in consiglio regionale – Gli unici a votare contro siamo stati noi”. A favore, invece, tutti e tre i consiglieri del Pd in commissione Bilancio (Alberto BalducciPierpaolo PietrucciAntonio Mauro Innaurato) e tutti gli altri consiglieri della maggioranza a sostegno dell’ex governatore D’Alfonso: Maurizio Di Nicola del Centro democraticoAlessio Monaco della lista “Regione facile” e su delega Lucrezio Paolini dell’Italia dei Valori. Astenuti Mauro Febbo di Forza Italia e lo stesso Sospiri. “Abbiamo avuto un secondo terremoto nel 2016 – spiega Sospiri – e per questo sono stati concessi due anni in più a bar e locali con licenze vecchie per spostarsi, per trovare una nuova sede, che nei piccoli centri storici non è così semplice da rintracciare. Ma la legge invece si applica puntualmente, da cinque anni a questa parte, per tutte le licenze nuove. Il vero problema, oggi come oggi, è il gioco online”.