Scrivere recensioni false utilizzando un’identità falsa è un reato. Lo ha stabilito il Tribunale di Lecce, in uno dei primi casi legali nel suo genere. Il proprietario di PromoSalento, che vendeva pacchetti di recensioni false ai business dell’ospitalità in Italia, è stato condannato a 9 mesi e al pagamento di circa 8mila euro per spese e danni.

La community di viaggi Tripadvisor ha supportato il procedimento contro PromoSalento costituendosi parte civile e ha condiviso le prove raccolte dal suo team interno di investigazione frodi e fornito il supporto dei suoi consulenti legali italiani. “Crediamo che si tratti di una sentenza storica per internet – commenta in una nota Brad Young, VP, Associate General Counsel di TripAdvisor -. Scrivere recensioni false ha sempre rappresentato una violazione della legge ma questa è la prima volta che, come risultato, il truffatore è stato mandato in prigione (non è stata disposta la sospensione della pena, ndr). Investiamo molto nella prevenzione delle frodi e siamo efficaci nell’individuarle: dal 2015 abbiamo bloccato le attività di più di 60 aziende di recensioni a pagamento nel mondo. Ma non possiamo fare tutto da soli ed è per questo che desideriamo collaborare con le autorità competenti e le forze dell’ordine per supportare i loro procedimenti penali”.

Ilfattoquotidiano.it si era occupato della questione già nel 2014. Lo aveva fatto con una prova sul campo. Un cronista si era fatto ingaggiare da una società per scrivere false recensioni, dimostrando come fosse facile barare. Muovendosi con un po’ di attenzione nei meandri dei commenti (capaci di influenzare gli utenti nelle scelte reali), il viaggio del Fatto aveva documentato così l’esistenza di una rete capace di decidere la reputazione di un ristorante o un bar, inondando la sua vetrina digitale di recensioni più o meno negative.