La vittoria del Leone D’Oro 2018 da parte di Roma, il film di Alfonso Cuaron prodotto da Netflix, ha scatenato la rivolta di autori ed esercenti. In un comunicato stampa, Anac (Associazione Nazionale Autori Cinematografici), la Fice (Federazione Italiana Cinema d’Essai) e l’Acec (Associazione Cattolica Esercenti Cinema) ritengono infatti “iniquo che il marchio della Biennale sia veicolo di marketing della piattaforma Netflix che con risorse ingenti sta mettendo in difficoltà il sistema delle sale cinematografiche italiane ed europee”. Inoltre, sottolineano anche che il Leone d’Oro “dovrebbe essere alla portata di tutti” e non dei soli abbonati alla piattaforma.

 

Sul tema è intervenuto anche il direttore della Mostra del Cinema di Venezia, Alberto Barbera, che a margine della cerimonia di premiazione ha detto: “Bisogna guardare avanti. Siamo in un periodo di transizione. C’è chi dice ad esempio che presto in Usa Netflix potrebbe avere anche un circuito di sale. Non so se sia vero ma è un fatto che Netflix abbia già annunciato, per alcuni film, anche un’uscita in sala, compreso “Roma” di Cuaron”. “Bisogna prendere atto – ha proseguito Barbera – delle nuove realtà come Netflix, Amazon e altri operatori analoghi che verranno. Io sono d’accordo con Cronenberg quando dice che tutte le polemiche di oggi sulle trasformazioni che il cinema sta subendo sono solo l’effetto di una nostalgia. Il processo non è compiuto, è in divenire. E bisognerà confrontarsi nei prossimi anni con tutti i soggetti coinvolti. Ma negare questa realtà è perdente”, ha sottolinea Barbera.

Ora, le tre associazioni di autori ed esercenti chiedono a Barbera di ripensarci almeno per la 76esima edizione della Mostra e al ministro della Cultura norme ad hoc sul modello francese per “un’equa cronologia delle uscite sui diversi media“. Il Festival di Cannes aveva bandito Netflix proprio per la questione della distribuzione nelle sale. Certo è che la direzione presa da molti dei nomi più importanti del cinema mondiale stia andando altrove. Cuarón stesso, alla presentazione al Lido, aveva sottolineato che “un film come questo, in bianco e nero, in spagnolo e mixteco, non ha una grande possibilità di arrivare al grande pubblico, con Netflix sì, l’importante è che il film viva col tempo”. Anche il western di Ethan e Joel Coen, ‘The Ballad of Buster Scruggs’, premio per la migliore sceneggiatura in Laguna, è prodotto e distribuito dalla piattaforma Usa, e secondo i fratelli del cinema americano il problema non c’è, perché “le persone che vogliono vederlo su un grande schermo possono”. Insomma, lo spettatore ha sempre ragione.