Roma di Alfonso Cuaron ha vinto nove a zero. La decisione della giuria è stata unanime. Nessun favoritismo perché sono suo amico”. Parla il “papa” Guillermo Del Toro, presidente di giuria a Venezia 2018. E prova a fugare i dubbi sul Leone d’Oro concesso al collega messicano, coproduttore di un suo film, premio di cui si parla insistentemente fin da quando a metà luglio scorso sono stati presentati i titoli delle opere in gara. Vincerà Cuaron, figuriamoci. E lo si dice da due mesi.

“Mica facile assegnare 9 premi quando hai davanti 21 titoli – continua Del Toro – in giuria abbiamo avuto diverse discussioni e grandi momenti di passione. Alla fine il verdetto è come un mosaico che rappresenta tutti quanti”. Durante la conferenza stampa post premiazione, spazio in cui dovrebbero esserci giornalisti a fare il loro lavoro, ma che oramai è diventato una propaggine del red carpet con fan in visibilio, poster e cartoline in mano da autografare a fine incontro, l’ex Leone d’Oro 2017 per The shape of water ha spiegato le ragioni di un verdetto equilibratissimo, scontato, telefonato da tempo.

“Abbiamo giudicato i film per quello che si è visto sullo schermo e siamo stati severi nel farlo”, risponde riferendosi a chi gli chiede se il Premio Speciale della Giuria sia andato a Jennifer Kent in quanto unica regista donna nell’edizione fortemente toccata dal ciclone #MeToo. Ma c’è spazio anche per il film italiano che “era stato apprezzato ed era entrato nella discussione tra i titoli vincitori (Suspiria di Guadagnino, of course, ndr)”, come del piacere nella visione da fan del pallido Killing di Shinya Tsukamoto portato in gara l’ultimo giorno: “Sono un suo grande fan da anni. Adoro il suo cinema sulla violenza e sui corpi in scena. Quest’ultimo film ha un ritmo fantastico e una forma tradizionale. Ma qui parla il Del Toro spettatore”.

E qui a Venezia Guillermo I potrebbe pure dirigerla la Mostra del Cinema. Ad ogni proiezione a cui partecipava la giuria con lui a capo, per Del Toro erano solo boati, urla, e applausi. “A chi dice che premiando un film prodotto da Netflix al suo 75esimo anniversario la Mostra del Cinema segna l’inizio della sua fine dico che è semplicemente un iperbole. Non è l’inizio della fine di niente, ma la continuazione di un processo iniziato un centinaio di anni fa e che continuerà ancora”.