Lo ammetto: gestire la mobilità di Roma è una missione impossibile. Bisognerebbe avere una quantità di soldi di cui non c’è ombra e insieme bisognerebbe cambiare la testa dei cittadini romani, cosa altrettanto difficile visto che le cattive abitudini – prendere la macchina sempre e per qualunque cosa, parcheggiare in seconda fila, parcheggiare al posto handicappati e via dicendo – sono faticose da sradicare. Abbiamo il parco mezzi più vecchio d’Europa, con mezzi che prendono fuoco perché non ci sono i soldi per sostituirli ma solo per rattopparli e che tuttavia vengono talmente usati che quando arrivano al capolinea, mi ha raccontato un interno Atac, non spengono neanche il motore perché devono comunque ripartire.

Con queste premesse, far diventare Roma una città ecologica è un’impresa sovrumana. E tuttavia la probabile delibera odierna dell'”ecopass per la città di Roma rischia di gettare i romani nel panico. Come quasi tutti gli annunci della giunta comunale e della Commissione mobilità in merito al tema della circolazione sostenibile.

L’idea è quella di introdurre un biglietto a pagamento per il centro sul modello di Milano, dove si pagano cinque euro per 24 ore e i residenti hanno un numero molto limitato di pass gratuiti. Solo che, al momento, la confusione è altissima: non si capisce quale sarebbe la zona interessata – i giornali hanno parlato di anello ferroviario, altri (com’è più probabile) di zona a traffico limitato, perché si sfrutterebbero i varchi già esistenti. Non si capisce poi quanti pass gratuiti verranno assegnati e a chi. Alcuni dicono che ci sarà un forfait dai 50 ai 150 euro a macchina, altri invece spiegano che un certo numero di pass gratuiti verrà dato solo ai residenti, ma che al tempo stesso si favoriranno le macchine che trasportano più persone, così come veicoli ibridi ed elettrici. Nelle prime ore dalla dichiarazione dell’assessora all’Ambiente Linda Meleo sembrava che anche gli oltre 500mila motorini dovessero pagare, poi il presidente della Commissione mobilità Enrico Stefàno (Movimento 5 stelle) ha subito fatto marcia indietro, temendo una vera rivolta.

In teoria, l’introduzione di una misura ecologica dovrebbe rendere felici i residenti di una città, perché significherebbe un centro (e non solo) più vivibile, aria migliore e minore pericolosità, visto che Roma è una delle città più pericolosa d’Europa con un morto ogni due giorni circa, un dato sconvolgente di cui in pochi si curano. Perché allora ogni volta che si parla di introdurre misure come queste la gente si rivolta?

C’è una fatica al cambiamento, non c’è dubbio, che dunque in parte va giustamente imposto e chi lo fa andando contro la propria popolarità va senz’altro lodato (500mila motorini possono essere 500mila voti). Ma c’è anche un altro motivo: proprio come a livello nazionale, anche a livello locale siamo purtroppo abituati a subire aumenti delle tasse senza vedere poi alcun cambiamento in termini di miglioramento della qualità della vita e della mobilità. Certo, il meccanismo è delicato e il processo complesso, soprattutto non automatico – non è che introducendo il pass poi si possono avere subito autobus perfettamente funzionanti e navette elettriche per tutto il centro – ma un qualche collegamento, visibile agli occhi dei cittadini ci deve pur essere. Se non c’è, la politica fallisce il suo scopo. Se non c’è, la trasformazione ecologia rischia di essere combattuta e quindi di fallire.

Faccio solo due esempi, da residente casuale del centro (e non so per quanto tempo ancora). È stata fatta una riforma del catasto che ha aumentato sensibilmente il valore sulla carta, solo per far pagare più tasse ai cittadini romani, in particolare del centro. Il nostro palazzo – in una via piccola e sporca, facciata da ristrutturare, scale strette e senza ascensore – è stato valutato come palazzo di pregio. Ricorso fatto, nessuna risposta, intanto si paga. Secondo esempio: l’ex sindaco Ignazio Marino ha sestuplicato (ma credo anche di più, da 70 euro a 1200 per la prima macchina, 2500 per la seconda che personalmente non ho) il costo dell’abbonamento per entrare nella ztl per chi nella ztl ci vive. Due ricorsi al Tar, uno ha dato ragione ai residenti, l’altro parzialmente. Invece continuiamo a pagare, ma la mobilità è peggiorata, non migliorata.

E allora la paura è questa. Anche se Enrico Stefàno ha giurato che tutti i soldi andranno spesi per la mobilità sostenibile, e non c’è ragione per non credergli, lo scetticismo dei residenti a Roma è totale.

Roma ha un debito pubblico mostruoso, problemi enormi, le giunte sono fragili, vanno e vengono. Per sconfiggerlo, bisognerebbe fare il contrario, ossia spingere i romani a prendere i mezzi pubblici per poi introdurre ecopass salati o strisce blu. Ma questa strada è ardua, dal momento che i mezzi non funzionano e spostarsi in motorino – col rischio di morire – è l’unico modo a volta per poter vivere e lavorare (ma anche i motorini inquinano, e tanto e sarebbe bello vederli fuori dal centro, ma come si fa?).

Il margine di azione è stretto, anzi minuscolo. Quello che mi sento di consigliare a Enrico Stefàno è:

1. Pubblicizzare le misure fatte. Ad esempio i provvedimenti molto duri (finalmente) presi contro i pullman turistici: fuori dal centro dal 2019 (ma si poteva iniziare a settembre 2018?);

2. Fare comunque una (bella) campagna di sensibilizzazione dei cittadini all’uso dei mezzi pubblici e magari – cosa secondo me importantissima – una riduzione dei costi degli abbonamenti in una città dove persino gli studenti pagano un prezzo molto salato e non ci sono sconti per famiglie o adolescenti:

E poi un ragionamento attento, specie sui costi dell’ecopass. Perché Roma non è Milano, non solo in termini di ampiezza del centro ma anche dei redditi e un ecopass a 5 euro sarebbe difficilmente ben accolto. Così come sarebbe difficilmente accettato un aggravio ulteriore dei costi che i residenti già si sobbarcano per entrare a casa. E non parliamo solo di ricconi, come sosteneva Marino, ma di gente normale, famiglie, anziani.

Altrimenti il risultato sarà quello che abbiamo sotto gli occhi di tutti: lo spopolamento dei centri storici, sempre più abitato da turisti, sempre più privi di botteghe storiche soppiantate da negozi orrendi e inutili e con palazzi interamente colonizzati da Airbnb. Un tema di cui almeno, per fortuna, si comincia a parlare, visto che le altre città europee si sono già abbondantemente mosse per contrastare il degrado, anche in termini di ridotta democrazia, delle proprie città.

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Aggiornamento del 5 settembre, alle ore 19.30

Apprendo che stamattina la delibera che avrebbe introdotto l’ecopass a Roma è stata rinviata a metà settembre. Il rinvio è stato motivato con la volontà di trovare un dialogo anche con le opposizioni su un tema centrale per la città. Una decisione condivisibile, perché se da un lato per andare verso la giusta direzione di un abbattimento delle auto occorrono decisioni drastiche è tanto più opportuno che queste vengano introdotte con estrema ponderazione, vista la drammatica situazione dei mezzi pubblici a Roma e l’esasperazione dei residenti delle periferie come del centro.