Entro il 2020 la città di Roma avrà la sua “area C”. Parola di Linda Meleo. L’assessora capitolina alla Mobilità, durante un’intervista a una radio romana, ha rilanciato il progetto già esternato dal presidente della Commissione Trasporti, Enrico Stefano, nell’aprile 2017, che prevedeva l’entrata in vigore di una Congestion Charge Zone per le automobili intorno alla metà 2018. Una previsione un po’ ottimistica, evidentemente, visto che dei ticket di ingresso nel centro storico e nell’anello ferroviario non vi è nemmeno l’ombra. Ma da quanto confermano gli uffici capitolini, l’intenzione è di introdurre il pedaggio sul modello milanese entro la legislatura, così da lasciare una tangibile “eredità politica” in vista della non più lontanissima campagna elettorale per il 2021. Rispetto alle dichiarazioni di Stefano di aprile 2017, oggi ci sono alcuni atti ufficiali, fra cui una proposta di delibera esaminata dalla Commissione mobilità il 20 giugno scorso e in attesa di essere discussa in Assemblea Capitolina.

LE PRIME PROTESTE – Una “eco bufala” secondo il movimento Roma Sceglie Roma, che da qualche giorno sta facendo girare migliaia di volantini nelle metropolitane romane per provare a “smontare” l’importazione del provvedimento meneghino. “Intanto – spiega Raimondo Grassi – l’area coinvolta nella Capitale riguarda 32 km quadrati e soprattutto un milione di cittadini che sono interessati, tra residenti e lavoratori. A Milano l’area C, per intenderci, è di appena 8 km quadrati con 79mila residenti, mentre a Londra la zona a pagamento è di 19 km e interessa 136mila residenti”. Già solo questi dati, secondo Grassi “dimostrano che la vera intenzione di questa amministrazione è fare cassa con la scusa dell’ambiente ma bisogna dire a tutti i romani che il traffico veicolare incide appena del 10% sullo smog, a differenza del riscaldamento degli edifici che pesa per il 67%”.

STRISCE BLU A 3 EURO – Anche qualora la delibera dovesse essere approvata entro l’estate, di sicuro non potrà concretizzarsi nei prossimi mesi. È necessario, infatti, che Roma Servizi per la Mobilità si doti di telecamere per monitorare l’accesso alle varie fasce, aggiorni i sistemi informatici e provveda a informare correttamente la cittadinanza. Promette di essere più veloce, invece, l’aumento delle tariffe per le cosiddette “strisce blu” – promesso nei giorni scorsi da Stefano – che in Centro potrebbe arrivare anche a quota 3 euro l’ora, con l’eliminazione degli stalli bianchi di garanzia. L’obiettivo dell’amministrazione è quello di disincentivare il più possibile l’utilizzo dell’automobile privata, a favore dei mezzi pubblici e del car-sharing.

GARA CONSIP PER GLI AUTOBUS – Ovviamente, l’aumento tariffario non passerà mai il vaglio del Tar se non si provvederà a rafforzare l’offerta di trasporto pubblico. Nei giorni scorsi, è stato comunicato da Atac come sia andata deserta la gara d’appalto per l’acquisto dei primi 350 autobus degli oltre 900 previsti dal piano concordatario. Per evitare la bocciatura da parte del Tribunale fallimentare e lo stallo nelle operazioni sul sistema di mobilità urbana, la Giunta capitolina ha deciso di aggirare l’ostacolo attingendo alla gara Consip “che si aprirà a fine mese – come confermato da Meleo nella sua relazione in Aula Giulio Cesare – Quindi una quota di questi bus sarà acquistata attraverso questa gara. Speriamo di poterli avere a marzo 2019”. Tutto ciò, mentre il Consiglio comunale ha approvato una mozione che avvia una trattativa con i sindacati Atac per far sì che le tre metropolitane romane possano rimanere aperte 30 minuti in più (fino alle 24 da domenica a giovedì e fino alle 2 il venerdì e il sabato).

TERMINI E IL GIALLO FUNIVIA – Intanto, mentre Virginia Raggi ha partecipato all’inaugurazione della Terrazza Termini, uno spazio commerciale voluto da Rfi all’interno del principale scalo ferroviario capitolino (“vogliamo che la Stazione Termini diventi sempre più un punto di incontro a disposizione della città”, ha detto la prima cittadina), in città c’è un “giallo funivia”. Il progetto propedeutico per l’impianto a fune previsto fra Battisti e Casalotti, cavallo di battaglia della campagna elettorale che nel 2016 portò il M5S a sbancare il Campidoglio, è stato definanziato (300.000 euro) nell’ambito del bilancio di assestamento che a breve verrà approvato dall’Assemblea Capitolina, così come quello per la funivia Jonio-Bufalotta, per complessivi 504.600 euro, “attesa l’impossibilità di attivare le procedure di affidamento entro il 31.12.2018”. Linda Meleo e i consiglieri M5S hanno smentito fortemente nel concreto questa circostanza, spiegando che i fondi sono stati girati nel capitolato dedicato alle opere che dovrà progettare Roma Metropolitane, anche se questi atto è ancora in itinere.

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