Il ministro degli Esteri riflette sulla necessità di ricordare come anche l’Italia è stata “una nazione di emigranti“, la Lega – che sostiene il governo di cui fa parte il titolare della Farnesina – lo attacca a viso aperto definendo le sue parole “irrispettose”. Attorno al messaggio di Enzo Moavero Milanesi in occasione dell’anniversario della strage di Marcinelle, si consuma un caso tutto interno all’esecutivo guidato da Giuseppe Conte.

Perché il ministro, in una lettera agli italiani all’estero, sottolinea che “siamo andati stranieri nel mondo cercando lavoro” e “quando vediamo arrivare in Europa i migranti della nostra travagliata epoca” sarebbe necessario ricordarsene. Ma per i capigruppo del Carroccio, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, “paragonare gli italiani che sono emigrati nel mondo, a cui nessuno regalava niente né pagava pranzi e cene in albergo, ai clandestini che arrivano oggi in Italia è poco rispettoso della verità, della storia e del buon senso“, scrivono in una nota.

Nella tarda serata di mercoledì sull’argomento è intervenuto anche il ministro Luigi Di Maio: “La riflessione che suscita in me Marcinelle è che non bisogna partire, non bisogna emigrare e dobbiamo lavorare a non far più emigrare i nostri giovani – ha detto – Il mio pensiero va a loro quando ripensiamo a tragedie come quelle”. Il vicepremier ha poi aggiunto, ribadendo l’impegno del governo a fermare i flussi migratori dal Sud Italia all’Estero: “Ricordiamoci anche che la tragedia di Marcinelle è una tragedia che riguarda due Stati che si sono messi d’accordo e si sono scambiati il carbone in cambio di vite umane“.

Mentre per il capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio, Francesco Lollobrigida, “gli italiani che emigrarono hanno portato lavoro e qualità e chi ci ha ospitato ha preteso che rispettassimo fino all’ultima regola, perseguitando correttamente chi non lo fece”. Il richiamo di Moavero, ha aggiunto, “è inutile o è fuorviante rispetto alla necessaria azione per impedire una invasione di clandestini che con gli emigranti italiani non c’entra nulla”.

Moavero, uno degli uomini più vicini al capo dello Stato Sergio Mattarella, aveva spiegato che sono stati tanti gli italiani “che lasciarono le terre natie cercando all’estero un futuro migliore per sé e per i propri figli spesso affrontando viaggi incerti e pericolosi, condizioni impervie di vita”. “Siamo stati, fino ai primi anni sessanta del ventesimo secolo, appena ieri, una nazione di emigranti nel mondo – sottolinea ancora il ministro – Anche in Europa, siamo andati stranieri, in Paesi stranieri, cercando lavoro. Partivamo, sovente con grandi disagi, alla volta di quegli stessi Stati europei (Belgio, Francia, Germania e altri) nei quali adesso possiamo andare a lavorare: cittadini dell’Unione Europea, fra altri cittadini della medesima Unione Europea, con analoghi diritti e doveri”.

“La libertà di circolazione dei lavoratori – insiste Moavero – rappresenta un oggettivo, nodale risultato positivo dell’integrazione del ‘vecchio continente’. Fu difficile trovare uno spazio, in tessuti sociali diversi dal nostro, fra non poche ostilità e anche prove di solidarietà: ma fu possibile per tanti, tantissimi”. “Gli italiani emigrati e i loro discendenti – continua – hanno saputo inserirsi, a pieno titolo, con valore e vigore, nelle realtà estere in cui si erano recati. Le arricchirono con la loro opera, intellettuale e manuale. Tutti ce lo riconoscono e in alcuni paesi – pensiamo proprio al Belgio di Marcinelle – sono ascesi anche ai massimi livelli delle responsabilità di governo”. “Cari Amici italiani, ovunque siate nel mondo – conclude il ministro – dovete sapere che la dedizione con la quale, quotidianamente, assolvete ai vostri doveri lavorando, rende migliore il nostro Paese e contribuisce alla sua reputazione positiva”.