A stomaco vuoto non può prendere il farmaco salvavita che è costretto ad assumere tutti i giorni. Ma quando chiede di poter cambiare i soldi per comprare la colazione al distributore automatico, gli viene risposto di no: una regola interna lo vieta. Succede nella Capitale all’Ipercoop Euroma2, dove lavora Stefano Maffuccio, commesso appartenente alle categorie protette per la grave patologia di cui soffre. A denunciare l’episodio è Francesco Iacovone dell’esecutivo nazionale Cobas. “Quanto accaduto è gravissimo, altro che valori cooperativi – racconta al Fattoquotidiano.it – Stefano è rimasto vittima di un incidente da ragazzo, e da allora è a rischio epilessia e combatte contro lo spettro di un aneurisma“. Massimo Favilli, direttore soci e comunicazione dell’Unicoop Tirreno, spiega: “L’addetta del punto d’ascolto conosce superficialmente il collega e sicuramente non aveva conoscenza delle sue specifiche patologie. Non risulta sia stato mai esplicitato il motivo del cambio denaro”.

Stefano non ha potuto mangiare perché una norma aziendale impedisce ai lavoratori Ipercoop di cambiare i soldi in monete durante l’orario di lavoro. L’unico modo di far colazione per loro, durante la pausa, è quello di prelevarla dal distributore automatico, che accetta solo monetine o banconote di piccola taglia.E il dipendente ne era sprovvisto. Ha provato a cambiare i soldi, ma l’addetta al punto d’ascolto gli ha detto di no. Maffuccio “già si era sentito male e aveva perso i sensi sul luogo di lavoro qualche tempo fa, per queste ragioni, subendo un lungo ricovero”, denuncia ancora Iacovone. “Però poi i capi se ne vanno tranquillamente al bar, tra croissant caldi e caffè fumanti, escono e rientrano quando vogliono”, aggiunge il sindacalista.

Maffuccio la mattina ha iniziato il suo turno alle sei – racconta Iacovone – “e quando sono arrivato all’ipermercato, intorno alle 11, non aveva ancora bevuto né mangiato nulla. A quel punto mi sono affrettato a comprargli un cornetto e ho spiegato la situazione a chi di dovere. Ma la burocrazia Coop non ha ceduto di un millimetro: l’operatrice mi ha risposto che senza l’ok del direttore non avrebbe potuto cambiare le monete a Stefano nemmeno in futuro“. E non sarebbe il primo episodio simile, per lui. “In passato fu spostato d’imperio in un reparto che metteva a rischio la sua salute, senza essere sottoposto a una visita di idoneità. Noi conducemmo una battaglia sindacale che ripristinò mansioni adeguate al suo stato di salute. Adesso ci ritroviamo a dover lottare di nuovo al suo fianco, per un diritto, in apparenza, scontato”, conclude Iacovone.

“Non risulta ci siano stati diverbi, e comunque non risulta sia stato mai esplicitato il motivo del cambio denaro”, spiega al FattoQuotidiano.it il direttore soci e comunicazione dell’Unicoop Tirreno Favilli. “All’Ipercoop Euroma2 lavorano circa 170 dipendenti – replica – all’atto della richiesta di cambio denaro l’addetta del punto d’ascolto, che conosce superficialmente il collega e sicuramente non aveva conoscenza delle sue specifiche patologie, ha detto che non è prevista una procedura per cambiare i soldi ai dipendenti”. Il motivo di questa norma è che “in una struttura grande come la nostra, durante la pausa, se tutti andassero a cambiare i soldi e a gironzolare per il negozio, esploderebbe il caos. È anche una questione di sicurezza”. E le discriminazioni del passato? “Negli ultimi dieci anni il collega ha lavorato nel supermercato di Roma Via Laurentina, svolgendo sempre ruoli rispettosi della sua condizione di salute, non in cassa – conclude Favilli – Da poco più di due mesi è in servizio all’Iper Euroma2, su sua richiesta specifica di trasferimento al reparto pescheria”.

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