Clima ancora teso tra la maggioranza M5s-Lega e parte delle opposizioni nell’Aula della Camera dei deputati, nel giorno del voto finale del decreto dignità. Dopo che Di Maio – già sotto accusa da dem e forzisti per la sua “presenza muta” in Aula – aveva accolto, a nome del governo, un emendamento di Fratelli d’Italia, a protestare è stato il Pd: “Non servono concessioni. Inutile che Di Maio venga qui a fare l’istituzionale quando poi in Senato partecipa allo show”. Ovvero, un riferimento a quanto avvenuto poche ore prima a Palazzo Madama, con tanto di scontri durante il question time. Protagonista lo stesso ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, contestato dai dem dopo le sue parole sull’Airbus di Stato preso in leasing dal governo Renzi, il cui contratto l’attuale esecutivo ha deciso di rescindere.
Ma non solo. Il Pd, attraverso le parole di Ettore Rosato, si è scagliato a distanza anche contro Bonafede, che – sempre a Palazzo Madama – aveva bollato il Senato come “circolo ricreativo per partiti”. “Un governo che minaccia i parlamentari non mi era mai capitato”, ha attaccato Rosato, rivolto verso i banchi del governo e verso Di Maio.
A condividere le parole di Rosato è stato anche il parlamentare di FI Vittorio Sgarbi, che ha aggiunto, in merito all’accoglimento dell’emendamento di Fdi: “Indegno che dopo tre giorni l’unica modifica accolta sia stato quella degli amici di Fratelli d’Italia”. Per poi provocare: “Questo sarà l’inizio di una allargata coalizione tra Lega, M5s e ‘Grandi fratelli’. In fondo, che Di Maio fosse di destra lo sapevamo già“.
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