Dieta equilibrata. Esercizio fisico. Non sempre queste sane abitudini sono in grado di contrastare un fenomeno in crescita, l’obesità. Oggi, però, la scienza ci viene in aiuto grazie a due nuovi meccanismi bruciagrassi e a un nuovo medicinale sperimentale a base di capsaicina, il composto che dà al peperoncino la piccantezza. Questi principi potrebbero rappresentare una delle nuove frontiere farmacologiche contro questa patologia ma anche dei validi alleati per chi vuole semplicemente perdere peso.

I due nuovi meccanismi bruciagrassi hanno portato alla luce tecniche innovative per risvegliare il tessuto adiposo bruno, ossia la parte del tessuto adiposo che aiuta a bruciare le calorie, mentre il tessuto bianco ne favorisce l’accumulo. La ricerca è stata condotta negli Stati Uniti, nell’Istituto per la ricerca sul cancro Dana-Farber, dove il gruppo di Edward Chouchani ha scoperto che il freddo favorisce la concentrazione, nel tessuto adiposo bruno, di una sostanza prodotta dal metabolismo chiamata succinato. I risultati finora ottenuti sui topi sono incoraggianti: è bastato che gli animali bevessero dell’acqua “corretta” con il succinato per non ingrassare, nemmeno quando erano sottoposti a una dieta ricca di grassi.

Anche l’utilizzo di un farmaco a base di capsaicina ha portato a una perdita di peso a lungo termine e un miglioramento della salute metabolica nei topi che consumavano una dieta ricca di grassi. A rilevarlo è uno studio della School of Pharmacy dell’Università del Wyoming. Il farmaco, Metabocin, è stato progettato per rilasciare lentamente capsaicina per tutto il giorno in modo che possa esercitare il suo effetto anti-obesità senza produrre infiammazione o effetti collaterali negativi. Sebbene questi risultati possano dare l’idea di mangiare cibo piccante per perdere peso, non funzionerebbe. La maggior parte della capsaicina nel cibo piccante non è ben assorbita dal corpo, quindi non produrrebbe questi effetti. I ricercatori l’hanno specificamente modificata per il corretto assorbimento e rilascio prolungato,

Non solo, i ricercatori stanno rivalutando anche il ruolo dei videogiochi: da principali indiziati tra i fattori alla base dell’obesità infantile, assieme a divano e telecomando, a potenziale arma per il controllo del peso. Un nuovo studio del Pennington Biomedical Research Center della Louisiana State University ha mostrato per la prima volta che una versione moderna di questo passatempo, abbinato a un tracker, ha aiutato i bambini in sovrappeso a perdere peso, ridurre pressione e colesterolo e aumentare l’attività fisica. In particolare, promuovono un tipo particolare di videogiochi: gli exergame (i videogiochi attivi).

Lo studio GameSquad ha arruolato 46 bambini tra 10 e 12 anni in sovrappeso o con obesità. La metà erano ragazze. Lo studio ha assegnato in modo casuale i bambini a un gruppo di “gioco” di 23 famiglie oppure a uno di controllo di 23 famiglie. Il gruppo di gioco è stato spinto a fare 60 minuti al giorno di attività fisica. I bambini hanno ricevuto una Xbox 360, Kinect e quattro exergames, quindi sono stati invitati a giocare a casa loro con un amico o un familiare per sei mesi. I ragazzini hanno anche ricevuto un “libro delle sfide” per completare tre sessioni di gioco di un’ora ogni settimana e un Fitbit per monitorare la loro attività fisica quotidiana. Ogni bambino e genitore coinvolto ha anche preso parte a normali video chat con un allenatore di fitness della Pennington Biomedical per monitorare progressi fatti. Ventidue delle 23 famiglie del gruppo di gioco hanno terminato il programma di sei mesi. E l’impegno è stato notevole: bambini e genitori hanno completato il 94% delle sessioni di gioco e hanno partecipato al 93% delle video chat. Grazie agli exergames l’attività fisica dei bambini è aumentata del 10%. Insomma, se spingere dei bambini già afflitti dai chili di troppo ad alzarsi dal divano e mettere le scarpe da ginnastica può non essere semplice, armarli di exergames può essere utile per spingerli a fare movimento.

 

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Burberry brucia abiti e accessori per oltre 34 milioni di euro. Il motivo? Difendere l’esclusività del marchio

prev
Articolo Successivo

Nadia Toffa torna sui social dopo un mese: “Vi abbraccio fortissimo”. E pubblica una sua foto a Milano

next