Colpisce molto e ha fatto il giro del mondo la storia di Alexandria Ocasio-Cortez, una donna di 28 anni, ispanica, nata e cresciuta nel Bronx, che con poche risorse e contro ogni pronostico ha ottenuto una schiacciante vittoria alle primarie per le elezioni di Midterm per il 14esimo distretto di New York, battendo Joe Crowley, esponente tra i più in vista del partito democratico americano.

Se vincerà il collegio, saldamente democratico, sarà la più giovane deputata mai eletta al Congresso americano.

Eppure la sua storia ha già il fascino delle storie di riscatto, costruite con l’impegno quotidiano e il sacrificio, da condizioni di partenza difficili, ma che sono in grado ad un certo punto di ribaltare esiti scontati ed avere la meglio su chi credeva di essere troppo in alto per essere messo in discussione. Una di quelle storie capaci di essere racchiuse in una sola istantanea, che racconta allo stesso tempo dove sei arrivata e tutte le salite che hai dovuto affrontare.

Ma la sua storia non colpisce solo per questo. La vittoria di Ocasio-Cortez sta accendendo le speranze di quanti, e non solo negli Stati Uniti, credono che ci possa essere una risposta nuova, credibile chiaramente alternativa sia alle destre sovraniste che agli establishment di varia natura. Una proposta che si è affermata grazie al suo profilo politico orgogliosamente di sinistra (cosa non da poco, in un contesto in cui fino a Bernie Sanders nessuno si definiva socialista ad alta voce) e al suo programma fondato sull’estensione dei diritti civili e sociali: sanità pubblica per tutti, università gratuita, casa come diritto, protezione dei migranti. A dimostrazione che i posizionamenti tattici, che purtroppo vanno così di moda nel nostro Paese, non sono la risposta migliore. Di certo non quella che attende chi vive in condizioni di difficoltà e di povertà e paga sulla propria pelle, più di altri, gli effetti delle scelte politiche di questi anni, che non sono riuscite a ridurre le diseguaglianze che incatenano le nostre società, ma le hanno aumentate.

“Non può rappresentarci chi prende soldi dalle grandi aziende, chi non manda i figli nelle nostre scuole, non beve la nostra acqua e non respira la stessa aria”. Lo ha detto Ocasio-Cortez per spiegare quali sono le ragioni della sua vittoria alle primarie, che viene dal suo radicamento nel territorio nel quale è cresciuta e al quale è tornata dopo gli studi.

“Parlare con le persone dei loro problemi reali, anziché parlare di Trump, mi ha aiutata a vincere. Il messaggio dev’essere chiaro: concentriamoci su cosa proponiamo agli americani, non su ciò che combattiamo. Serve una visione, un piano concreto”. Un principio semplice, quello di mettersi all’ascolto, di essere al fianco di chi si vuole rappresentare, di voler vivere e conoscere i problemi, un principio da tenere a mente quando ci chiediamo perché la sinistra abbia perso terreno e credibilità e come sia possibile ritrovarla.

Una proposta chiara e priva di ambiguità, insieme alla coerenza e credibilità di chi la avanza, sono gli ingredienti che avevano tracciato anche l’ascesa di Bernie Sanders, che oggi vede molti esponenti della sua area, tra i quali la stessa Ocasio-Cortez, conquistare posizioni importanti nella geografia politica della sinistra americana.

Pur in un contesto così diverso dal nostro da questa vittoria si può trarre qualche indicazione utile su quello che serve: prossimità con chi vorremmo provare a rappresentare, coraggio nell’affermare idee magari oggi impopolari ma giuste, capacità di coinvolgere persone, realtà ed esperienze che si sentono lontane dalla politica, ma che potrebbero dare un contributo straordinario alla costruzione di una sinistra diffusa e inclusiva.