E’ stato svegliato dal riposo pomeridiano da un’esplosione e quando ha visto l’appartamento del palazzo di fronte a casa sua, in centro a Livorno, avvolto dal fumo e ha sentito chiedere aiuto, è sceso, ha preso una scala che aveva nel furgone e ha estratto dall’abitazione prima una ragazzina di 14 anni e poi la madre di 57. Ora Qato Nertil, originario di Berat in Albania, 31 anni di cui gli ultimi 6 passati in Italia, è stato ricevuto dal sindaco Filippo Nogarin che per lui propone un premio speciale e manda un massaggio alla prefettura per velocizzare l’iter per farlo diventare cittadino italiano. Qato fino a poco più di un anno fa lavorava nella ditta edile dello zio: “Adesso sono disoccupato – racconta Nertil a ilfatto.it – Vorrei lavorare perché devo pagare il mutuo e le bollette della mia casa ma adesso non chiedo nulla: sono contento non per me ma per le persone che ho salvato, mi è bastata la parola ‘grazie'”. Il sindaco Nogarin, da parte sua, sottolinea che il suo compito “è quello di valorizzare i cittadini che si mettono a disposizione del prossimo: Qato ha compiuto un bellissimo gesto, che va valorizzato perché sprezzante del pericolo ha evitato una strage. Lui inoltre rappresenta un bello spaccato della società che ha sempre più bisogno di riferimenti positivi”. E a chi lo critica per la proposta risponde: “Livorno è la città delle nazioni, abbiamo gli anticorpi per non farci condizionare da chi paragona gli immigrati al male assoluto: e poi non devo mica chiedere il permesso a Salvini”.

Nogarin paragona quello che ha fatto Qato all’episodio avvenuto a Parigi con il ragazzo del Mali che ha salvato un bimbo arrampicandosi su un palazzo e che poi è stato premiato con la cittadinanza dal presidente della Repubblica Emmanuel Macron: “Sarebbe un bel segnale se potessimo fare anche in Italia qualcosa di simile”.

Il racconto di Qato rende bene la drammaticità del momento in cui ha deciso di rischiare la propria vita per mettere in salvo quella di altri. Giovedì, nel primo pomeriggio, una donna di 52 anni, Angela Tarroboiro, si è data fuoco ma le fiamme hanno avvolto anche la caldaia. L’esplosione ha provocato il crollo di parti della palazzina, ma soprattutto una nube di fumo nero. “E’ successo tutto in pochissimo tempo – racconta Qato – ho sentito una forte esplosione e ho subito pensato che fosse successo qualcosa nel mio appartamento, poi mi sono affacciato dalla finestra e ho capito subito: la casa di fronte era saltata in aria e sentivo chiedere ‘aiuto’. Ho preso la scala che avevo nel furgone e sono salito al primo piano. L’appartamento era avvolto dal fumo nero e non si vedeva nulla, sentivo solo le voci della bambina e della madre: la finestra era rotta così prima ho preso in braccio la ragazzina e l’ho portata a terra e poi sono risalito a prendere la madre”. Non si è accontentato: “Sono anche tornato su una terza volta per capire se nell’appartamento ci fosse qualcun altro, ma non c’era più nessuno”. Madre e figlia erano sotto choc, ma non hanno riportato ferite se non una lieve intossicazione: “Oltre a ringraziarmi mi hanno abbracciato fortissimo: non lo scorderò mai”. Per Angela Tarroboiro, invece, non c’è stato niente da fare: è stata trasportata d’urgenza all’ospedale specializzato di Pisa-Cisanello, ma le ustioni di terzo grado sul 95 per cento del corpo non le hanno dato scampo: è morta dopo due giorni di agonia. Nessun dubbio sul gesto volontario. “Sapevamo che prima o poi l’avrebbe fatto” raccontano i vicini di casa.

Appena ha saputo del gesto eroico compiuto giovedì, il sindaco Nogarin ha invitato Qato in Comune: “Mi ha telefonato il giorno dopo e ci siamo incontrati – racconta ancora Nertil – Per me è stata una grande emozione: mi ha ringraziato per il mio gesto e io gli ho raccontato qual è la mia condizione lavorativa: vorrei solo avere un lavoro”.