Soccorsi in mare, ricollocamenti, chiusura delle frontiere esterne. Sul tavolo del pre-vertice di domenica dei Paesi Ue sul tema dei migranti, organizzato in vista del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno, c’è il rischio – concreto – di una spaccatura. Se da un lato il ministro dell’Interno Matteo Salvini assicura che l’Italia è pronta a dire di no in caso di un accordo insoddisfacente, dall’altro si rafforza l’ipotesi di istituire dei “centri chiusi con mezzi finanziati dall’Europa nei Paesi più sicuri e vicini di sbarco”. Una proposta, questa, messa sul tavolo dal presidente francese Emmanuel Macron durante un incontro con il premier spagnolo Pedro Sanchez.

In un’intervista a El Pais il capo del governo di Madrid ha dichiarato che in Ue “ci sono governi come quello italiano che stanno facendo politiche anti-europee e dove l’egoismo nazionale è più diffuso”. Ma “questo – spiega Sanchez – ha anche a che fare con la mancanza di solidarietà dimostrata in precedenza dall’Ue nei riguardi di un Paese che ospita già mezzo milione di esseri umani provenienti dalle coste libiche”. Nel rispondere a una domanda sul caso Aquarius, risolto solo grazie all’offerta della Spagna di far attraccare la nave a Valencia, il leader socialista spiega che “noi (spagnoli) non saremo insensibili a queste tragedie umanitarie, ma è evidente che la Spagna non può rispondere da sola”. Perciò “bisogna fare fronte a questa crisi col concerto europeo. Non si possono dare risposte unilaterali. Noi con l’Aquarius abbiamo risposto a una chiamata alla solidarietà. Ma una cosa è una crisi umanitaria, altra cosa è la politica nei confronti dei migranti. Perché la politica migratoria ha bisogno invece di una risposta comune, europea”.

Una “risposta” che dovrebbe arrivare, almeno in termini di strategia comunitaria, dalla riunione “anticipata” dei Paesi Ue. Ma a poche ore dall’incontro Matteo Salvini ha assicurato che “a differenza col passato, l’approvazione dell’Italia non è garantita a priori. Noi siano pronti a trattare, punto per punto”. In un’intervista a Der Spiegel, il ministro dell’Interno ha mandato infatti un nuovo messaggio ad Angela Merkel e alle istituzioni comunitarie. Giuseppe Conte, afferma ancora Salvini ha le “mani libere”. “Io e Luigi Di Maio siamo assolutamente d’accordo con lui. Conte ha il mandato di dire sì o no, di partecipare oppure alzarsi e sparire”, prosegue. “Noi, il ministero dell’Interno e degli Esteri più il premier abbiamo elaborato un dossier per l’incontro preparatorio di domenica. Ma lui non vola con un incarico a Bruxelles. Lui ha le mani libere, anche di dire no”, ha spiegato ancora il capo del Viminale, che è in partenza per l’annunciata visita in Libia.

La principale proposta sul tavolo delle trattative è quella avanzata da Macron e Sanchez, che prevede quattro punti: innanzitutto “chiediamo di non gestire caso per caso – ha detto il presidente della Repubblica francese al termine dell’incontro all’Eliseo con il premier spagnolo – proporremo uno schema chiaro: che lo sbarco di migranti rispetti le regole e i principi umanitari di soccorso e che avvenga nel porto sicuro più vicino“. Regola già prevista dalle convenzioni internazionali e che viene di fatto contestata dall’Italia, che da settimane nega l’attracco alle navi delle ong come accaduto nei casi della Aquarius e in quello più recente della Lifeline.

Al secondo punto c’è la “creazione, in base al formato Unhcr, di centri chiusi con mezzi finanziati dall’Europa nei paesi più sicuri e vicini di sbarco, con un’organizzazione europea per esaminare i dossier”. Una posizione, quella del presidente francese, piuttosto differente da quella snocciolata nel corso del bilaterale con Conte a Parigi, quando Macron aprì alla proposta italiana di istituire “hotspot in Africa.

Terzo punto, la ripartizione dei migranti tra i vari Paesi dell’Unione: queste strutture, ha spiegato Macron, dovrebbero avere “mezzi europei che consentano una solidarietà finanziaria immediata, un’istruzione rapida dei dossier, una solidarietà europea in base alla quale ogni paese prenda in modo organizzato le persone che hanno diritto all’asilo“. Quarto punto: “insediamento in questi centri di equipe che possano riportare nei Paesi di origine le persone che non hanno ottenuto il diritto di asilo”.

Per i Paesi che si rifiutino di accogliere i rifugiati il piano prevede, infine, “sanzioni finanziarie“: “Non ci possono essere Paesi che beneficiano massicciamente della solidarietà dell’Ue e che rivendicano poi il loro egoismo nazionale quando si tratta di temi migratori”, ha concluso il capo dell’Eliseo, dicendosi favorevole a “porre condizioni su questo punto al finanziamento di aiuti strutturali”. Un riferimento al rifiuto finora opposto dagli Stati del blocco di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) al ricollocamento dei richiedenti asilo deciso nel 2015.

Al termine dell’incontro con Sanchez, elogiato per aver accolto la nave Aquarius cui l’Italia aveva rifiutato approdo, Macron ha trovato modo per rinverdire la polemica con Roma: “Bisogna essere chiari e guardare le cifre, l’Italia non sta vivendo una crisi migratoria come c’era fino all’anno scorso. Chi lo dice, dice una bugia“, ha detto ha detto ancora il capo dell’Eliseo sottolineando che gli sbarchi rispetto all’anno scorso sono calati dell’80%. Per Macron, siamo invece in presenza in Europa “di una crisi politica” scaturita da “estremisti che giocano sulle paure. Ma non bisogna cedere nulla allo spirito di manipolazione o ipersemplificazione della nostra epoca”.

I numeri del Viminale confermano le parole del presidente francese: nel 2018 – dall’1 gennaio fino alle 8 del 22 giugno – secondo i dati del Viminale sono arrivati 16.316 migranti contro i 71.989 dello stesso periodo del 2017, con una diminuzione pari al 77,34% e contro i 56.382 del 2016 con un decremento del 71,06%. Un numero ancora più esiguo se si prendono in considerazione soltanto i migranti provenienti dalla Libia che nel 2018, sempre sulla base dei dati del Viminale, sono stati 11.288 con una diminuzione dell’83,67% rispetto al 2017 e del 79,98% rispetto al 2016.

La risposta di Salvini non si fa attendere: “650mila sbarchi in 4 anni, 430mila domande presentate in Italia, 170mila presunti profughi a oggi ospitati in alberghi, caserme e appartamenti per una spesa superiore a 5 miliardi di euro. Se per l’arrogante presidente Macron questo non è un problema, lo invitiamo a smetterla con gli insulti e a dimostrare la generosità con i fatti aprendo i tanti porti francesi e smettendo di respingere donne, bambini e uomini a Ventimiglia”. “Se l’arroganza francese pensa di trasformare l’Italia nel campo profughi di tutt’Europa, magari dando qualche euro di mancia, ha totalmente sbagliato a capire”, aggiunge il ministro.

Nel mese di giugno (fino alle 8 di ieri) i migranti arrivati via mare in Italia sono stati 2.886 e a maggio 3.963. A giugno del 2017 erano invece 23.526, mentre nello stesso mese del 2016 22.339.
Dei 16.316 migranti arrivati nel 2018, 2.946 hanno dichiarato di provenire dalla Tunisia, 2.507 dall’Eritrea, 1.373 dal Sudan, 1.127 dalla Nigeria,1.001 dalla Costa d’Avorio, 873 dal Mali, 727 dalla Guinea, 605 dall’Iraq, 527 dal Pakistan, 506 dall’Algeria.

Intanto il Viminale continua a preparare la visita di Salvini a Tripoli, attesa secondo l’AdnKronos già nella giornata di domenica o al più tardi lunedì mattina. In agenda una serie di incontri al più alto livello con le autorità del governo libico sui temi dell’immigrazione e del sostegno italiano alla riorganizzazione delle forze di sicurezza libiche. Il ministro incontrerà la stampa lunedì alle 17.30 al Viminale ed è plausibile ipotizzare che in quella sede saranno illustrati i risultati della visita nel Paese nordafricano.