Erdogan trionfa e parla di “vittoria della democrazia”, il suo avversario attacca e parla di dati manipolati. È una Turchia tutt’altro che pacificata quella che esce dalle elezioni che hanno nuovamente incoronato “il sultano” con quasi il 53% dei consensi. L’affluenza alle urne è stata dell’87% nelle elezioni parlamentari e presidenziali anticipate. Lo ha detto il portavoce del partito Akp del presidente, Mahir Unal. “Le elezioni si sono svolte con maturità democratica”, ha aggiunto in una dichiarazione alla stampa. E il vincitore ha cavalcato il dato dell’affluenza: “Con un tasso di partecipazione di quasi il 90 per cento, la Turchia ha dato al mondo una lezione di democrazia”.

L’opposizione ha lanciato nel corso della giornata diverse accuse di brogli, invitando gli elettori a non abbandonare i seggi. In primis Muharrem Ince, principale sfidante del presidente che ha contestato i risultati. In un tweet, Ince ha parlato di “manipolazioni” del voto da parte dell’agenzia statale Anadolu, che diffonde i risultati. Quando secondo il candidato del Chp lo scrutinio era ancora la 37%, Anadolu avrebbe dato i risultati dell’85% delle schede votate. Con il 90% dei seggi scrutinati, il capo dello Stato uscente è vicino alla rielezione, che stavolta gli metterà in mano i larghissimi poteri attributi dal nuovo sistema presidenziale. Le preferenze al momento sopra il 53% gli sono già valse le congratulazioni del primo leader europeo, il premier ungherese populista Viktor Orban.

Anche la coalizione che lo sostiene mantiene la maggioranza assoluta in Parlamento, grazie al risultato sopra le attese dei nazionalisti dell’Mhp. Ora per il Sultano si profila un mandato di cinque anni con poteri quasi assoluti, ma in un Paese sempre spaccato a metà. Per il nuovo esecutivo la priorità sarà l’economia dopo il crollo della lira turca che negli ultimi due mesi ha perso il 20%. Con le nuove prerogative, Erdogan ha già annunciato di voler mettere sotto controllo le politiche della Banca centrale, rischiando però così un pericoloso braccio di ferro coi mercati.

Forte la delusione per l’opposizione. Dopo il bagno di folla nelle piazze, lo sfidante principale Muharrem Ince non ha tradito nelle urne, raggiungendo circa il 30%: un risultato che il suo Chp non toccava dagli anni Settanta. Ma non è bastato. Deludente la performance dell’ex ministra degli Interni nazionalista Meral Aksener, che si ferma sotto il 10%, mentre Selahattin Demirtas, il leader carismatico curdo candidato dal carcere, supera il 7%. Per il Parlamento, la coalizione del Popolo Akp-Mhp si assicura circa 350 dei 600 seggi. Ma senza i nazionalisti, che con l’11% e una cinquantina di seggi sono la vera sorpresa di questo voto, Erdogan non ce l’avrebbe fatta. Ed è probabile che la sua agenda di governo ne risulti influenzata. L’alleanza della Nazione del Chp con il Buon Partito di Akesener e gli islamisti del Sp si ferma sotto i 200 seggi. In Parlamento entrano ancora i filo-curdi dell’Hdp, nonostante molti leader e militanti in galera, superando la soglia di sbarramento monstre del 10%. .

In tutti questi anni al potere, Erdogan è diventato il più potente leader turco dalla fondazione della Repubblica, trasformando il Paese a colpi di mega-progetti per le infrastrutture e rendendo Ankara un attore diplomatico chiave. Ma i critici accusano il sultano, 64 anni, di una deriva autocratica, in particolare dopo il tentativo di golpe nel luglio 2016, seguito da purghe di massa con cui sono stati colpiti gli avversari politici e i giornalisti.

QUATTRO ITALIANI FERMATI, TRE RILASCIATI – Le autorità turche hanno fermato 10 cittadini stranieri che stavano svolgendo attività di osservazione elettorale indipendente nel sud-est del Paese. Tra loro 4 italiani, 3 francesi e 3 tedeschi. Tre degli italiani sono stati fermati a Diyarbakir e un altro a Batman, centri nel sud-est a maggioranza curda del Paese. Sottoposti a controlli di polizia, che li accusava di aver svolto attività ai seggi senza regolare accredito elettorale, i tre connazionali fermati a Diyarbakir sono stati rilasciati. È invece ancora in stato di fermo la cittadina italiana bloccata a Batman, dove era giunta come osservatrice elettorale per il partito filo-curdo Hdp. Lo confermano fonti locali, che identificano la donna come Christina Cartafesta. Le autorità italiane in Turchia seguono il caso.