Dietro le quinte, e dentro la cassaforte, dei grandi film del cinema italiano. Angelo Rizzoli, Franco Cristaldi, Carlo Ponti, Alfredo Bini, Italo Zingarelli e un altro nutrito manipolo di produttori di memorabili titoli degli anni cinquanta, sessanta, settanta, saranno i protagonisti indiscussi della mostra fotografica Dream Makers che dal 22 giugno al 15 settembre 2018 sarà visitabile a Sala Borsa in Piazza del Nettuno a Bologna. Zingarelli, ad esempio, dopo aver fatto lo stuntman in Quo Vadis? e poi essere diventato direttore di produzione, regista e produttore, nel 1970 è un signore quarantenne quando mette insieme sotto l’ala protettrice della sua West Film e del regista E.B. Clucher la coppia Bud Spencer-Terence Hill producendo Lo chiamavano Trinità. Uno dei titoli del cinema italiano più di successo al mondo che a Dream Makers rivive con alcuni scatti fotografici in cui Zingarelli abbraccia Bud e Terence sul set nel paesino di Camerata Nuova che ospitò buona parte delle riprese. Attività cinematografica instancabile che non si fermò qui visto che Zingarelli produsse e diresse altri film con la coppia Spencer/Hill e si dedicò anche alla distribuzione con la sua Delta S.p.A., tra gli altri di film come Il flauto magico di Bergman e America 1929 di Scorsese.

“Nell’editoria due più due fa quattro, e invece nel cinema spesso fa tre e rarissime volte fa cinque”, amava invece dire Angelo Rizzoli. “Proprio la strana ma appassionante attesa di vedere realizzare il due più due che fa cinque, mi impegna nel lavoro di produzione cinematografica”. E se lo diceva lui che nel 1956 fondò la Cineriz producendo e distribuendo forse i film più popolari, d’autore e commerciali, della storia. Da Amici miei a Mondo Cane, da L’eclissi a Fantozzi, da L’anno scorso a Marienbad a La commare secca. Tra i pannelli di Dream Makers però si parla di come Rizzoli, assieme a Giuseppe Amato (Riama) mise in piedi la produzione ad alto budget, e la relativa distribuzione di di Federico Fellini, sfilando il regista romagnolo dal libro paga del nemico Dino De Laurentiis.

Amato convince il socio Rizzoli della lungimiranza del progetto felliniano, iniziano le riprese ma dalla pre-produzione fino all’uscita, l’intera lavorazione de La dolce vita è terreno continuo di scontro. Amato non riesce a far rispettare il budget a Fellini, Rizzoli media e prepara anticipando l’uscita sempre rimandata con una martellante campagna pubblicitaria grazie ai suoi prodotti editoriali. Altro capitolo storico e fotografico di Dream Makers è quello di Alfredo Bini che dal 1960 con la sua Arco Film realizza molti film che suscitano polemiche e scandali, fra i quali Il bell’Antonio (Mauro Bolognini, 1960) e tutti i film di Pier Paolo Pasolini da Accattone a Edipo Re. Dopo la fine del loro sodalizio si dedica alla produzione di film di genere erotico-esotico (Bora Bora di Ugo Liberatore, 1968 e Satyricon di Gian Luigi Polidoro, 1969. La lavorazione de Il vangelo secondo Matteo è al centro di diversi scatti in mostra. Bini e Pasolini, infatti, si erano conosciuti sul set de Il bell’Antonio e Bini era rimasto affascinato dal mondo poetico di Pasolini. Sarà l’unico produttore ad avere il coraggio di finanziare i progetto di un intellettuale così scomodo e sarà lui ad individuare il set ideale, con notevole risparmio di costi, tra la Puglia e la Basilicata, ovvero a Matera, per la cornice perfetta dove ambientare il film. Dream Makers è a cura di Arts and Humanities Research Council (UK), Fondazione Cineteca di Bologna, Università di Warwick e Queens University Belfast.