Un giro di vite contro l’islam “politico”. L’Austria ha annunciato la chiusura di 7 moschee e l’imminente espulsione di alcuni imam, potenzialmente fino a 60. Come hanno spiegato il cancelliere Sebastian Kurz (Oevp) e il ministro degli Interni Herbert Kickl (Fpoe), i capi religiosi dell’associazione Atib, Austria Turkey Islamic Union, sono accusati di finanziamenti illeciti dall’estero e di violazione della legge austriaca sull’islam. Inoltre una quarantina di imam dell’Atib – organizzazione che gestisce diverse moschee turche in Austria e che, come riporta il sito del quotidiano Sabah, è finanziata dal Direttorio per gli Affari religiosi, noto in turco come Diyanet – rischia di perdere i loro permessi di soggiorno.

La decisione arriva a seguito di un’indagine lanciata dall’Autorità per gli affari religiosi dopo che quest’anno sono emerse le immagini di alcuni bambini vestiti da soldati in una moschea di Vienna sostenuta dalla Turchia: diffuse nei mesi scorsi dal settimanale Falter, mostrano un gruppo di ragazzini impegnati nella messa in scena della battaglia di Gallipoli, iniziata nell’aprile del 1915, e vinta dopo nove mesi di sanguinosi combattimenti dalle forze ottomane sulle truppe alleate di Regno Unito, Francia, Australia e Nuova Zelanda, in cui rimasero uccisi 130.000 soldati.

Nel video, che – secondo il quotidiano Kurier – risale allo scorso aprile, i bambini sono vestiti da donne e soldati che si salutano prima di andare in guerra. Una bambina in uniforme recita un giuramento: “Il mio cuore e le mie mani restano chiuse, lotterò fino all’ultimo respiro per non far passare il nemico a Gallipoli. Dio ci protegga”. Si vedono anche numerose madri che riprendono la recita, come anche l’imam della moschea.

 

La chiusura, che riguarda quattro moschee a Vienna, due in Alta Austria e una in Carinzia, avviene con decreto dell’ufficio della cancelleria competente per le questioni religiose e non è appellabile. “In Austria non c’è spazio per società parallele e radicalizzazioni“, ha ribadito il cancelliere Kurz.  “Non tolleriamo predicatori dell’odio che agiscono in nome della religione”, ha aggiunto il vice cancelliere della Fpoe Heinz-Christian Strache.

L’Atib ha ammesso che gli imam dell’organizzazione presente in Austria percepiscono fondi dall’estero, ma afferma che questo dipende dal fatto che le risorse nel Paese non bastano alla formazione religiosa, ha spiegato il portavoce Yasar Ersoy all’emittente tv Oe1 dopo la decisione di Vienna di chiudere sette moschee e mandare via alcuni imam.

Ersoy si propone come “partner” del governo Kurz, e fa appello a uno “scambio”. Secondo il portavoce i finanziamenti che arrivano dalla Turchia – così vengono pagati gli stipendi delle guide religiose – sono necessari, perché in Austria non vi sarebbero adeguate possibilità di formazione: “Non lo abbiamo voluto noi, questo accade per coprire questo deficit”, ha affermato.

La reazione di Ankara non si fa attendere. La decisione “è il frutto dell’ondata anti-islamica, razzista, discriminatoria e populista” nel Paese, scrive su Twitter Ibrahim Kalin, portavoce di Recep Tayyip Erdogan. Lo scopo, prosegue Kalin, è uno solo: “Trarre vantaggi politici colpendo le comunità musulmane”.

“In Europa vengono uccise la libertà religiosa e di pensiero – ha commentato il vice premier turco Bekir Bozdag – la violenza e l’oppressione che hanno creato renderanno invivibile l’Europa”. “Faranno del male all’Austria, allo Stato austriaco, ai diritti e alle libertà” nel loro Paese, ha aggiunto Bozdag, che ha accusato Vienna di “distruggere i valori fondamentali su cui si basa l’Europa”.

Alla decisione di Vienna plaude Matteo Salvini: “Credo nella libertà di culto, non nell’estremismo religioso – scrive il ministro dell’Interno su Twitter – chi usa la propria fede per mettere a rischio la sicurezza di un paese va allontanato”. “Spero già la prossima settimana – aggiunge – di incontrare il collega ministro austriaco per confrontarci su linee d’azione”.