Alessandro Gennaro si è dimesso. Come lasciato intendere quasi due mesi fa, in concomitanza con l’addio del delegato al Commercio, Adriano Meloni, l’assessore alle Partecipate del Comune di Roma lascia il suo incarico in Campidoglio per “ragioni strettamente personali” e “incompatibilità con altri impegni professionali”. Si tratta dell’ottavo addio alla Giunta capitolina in questi quasi 2 anni di mandato, compreso il giudice Raffaele De Dominicis, formalmente assessore al Bilancio per soli 20 giorni ed escluso il rugbista Andrea Lo Cicero, prima annunciato ma mai formalmente nominato. “Ne cambio anche cento di assessori se non rispettano il programma”, aveva risposto Virginia Raggi nel novembre scorso a Giovanni Floris durante una sua intervista a La7, parlando delle porte girevoli in Giunta (in tutto finora sono stati nominati 19 assessori, 11 attuali e 8 ex) e nei tanti ruoli tecnici fra gabinetto, segreteria e vertici delle partecipate.

Nessuna sorpresa, stavolta. Quello alle Partecipate è sempre stato un assessorato a tempo, sin da quando la sindaca decise di scorporare la maxi-delega assegnata inizialmente a Marcello Minenna per nominare Andrea Mazzillo (Bilancio) e Massimo Colomban. “Il lavoro è avviato, l’obiettivo è efficientare queste società, razionalizzarle e ridurne il numero. Sarà possibile procedere a una progressiva eliminazione di questo assessorato”, ha detto Raggi questa mattina a Palazzo Senatorio, confermando quanto circolato nelle ultime settimane, ovvero che le competenze politiche sarebbero passate probabilmente al titolare del Bilancio, Gianni Lemmetti, ma di fatto lasciate al direttore generale, Franco Giampaoletti e, in seguito, a un tecnico esterno che in Campidoglio stanno già cercando attraverso bando pubblico. “Voglio ringraziare la sindaca – ha detto Gennaro a margine – per le parole che ha speso per me perché credo abbia avuto il coraggio di accordarmi la fiducia. Già solo nel nome questo assessorato desta qualche preoccupazione, vista la particolarità di quello che c’è nella galassia del gruppo Roma Capitale. Per me è stata un’occasione che poche volte si presenta nella vita, sono stati 8 mesi faticosi, un’esperienza breve ma istruttiva”.

Salvo sorprese, non dovrebbe esserci un ritorno formale di Salvatore Romeo, sebbene venga avvistato ormai quasi giornalmente nei corridoi di Palazzo Senatorio. Per anni – anche prima dell’arrivo dei pentastellati sul colle capitolino – il funzionario ha ricoperto un ruolo di responsabilità presso il dipartimento partecipate. Risultando ormai archiviati tutti i procedimenti relativi al suo aumento di stipendio a inizio mandato, Raggi stamane ha ringraziato l’ex braccio destro Romeo “per il lavoro che aveva svolto anche lui in quel ruolo”. Frase che ha dato adito subito a rumors tuttora lontani dall’apparire attendibili. Romeo, infatti, negli anni addietro ha tenuto le fila dell’attività politica e assieme a Daniele Frongia, la sindaca Raggi e Raffaele Marra, ex capo del Dipartimento Personale. La sua nomina però è durata poco, da luglio a dicembre 2016, perché in seguito all’arresto di Marra – con l’accusa di corruzione per vicende precedenti al suo ruolo con l’amministrazione Raggi – i vertici del Movimento 5 stelle ne hanno chiesto un passo indietro. Difficile al momento, nonostante la piena riabilitazione, che possa tornare a ricoprire ruoli di vertice. Anche se ormai la politica romana ci ha abituato a qualsiasi colpo di scena.

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