Quando Adnan Kashoggi aprì le porte del suo yacht più famoso (il Nabila) a Lory Del Santo e il mattino dopo la ringraziò con un rubino grosso come una noce e pesante come 300 milioni di lire, era già l’uomo più ricco del mondo.

Figlio del medico della famiglia reale saudita e laureato in California, Kashoggi era un genio degli affari che – come scrisse il Secolo XIX nel giorno della sua morte – “faceva incontrare chi aveva idee da sfruttare con chi aveva denaro da investire”. Oggi per salvare e rilanciare Mondomarine-Campanella, il cantiere-gioiello di Savona, ci vorrebbe forse uno come lui; anche perché lo sciupafemmine saudita acquistò proprio dai savonesi uno yacht (il Mohamedia) che nel ‘75 sarebbe stato premiato dal Lloyd’s register come una delle barche più belle mai costruite.

Il cantiere degli yacht miliardari attraversa ora quella che può essere definita una “tempesta perfetta”, una burrasca ancora più assurda considerato che il lavoro non manca, il design italiano non ha concorrenti e sia la struttura che la mano d’opera sono considerate delle eccellenze. Messo in ginocchio da una sottrazioni di fondi per decine di milioni di euro su cui sta indagando la magistratura, il cantiere è attualmente in mano ai curatori fallimentari.

La Palumbo superyachts di Napoli, che ha affittato la struttura, dà lavoro a 14 persone ma la maggior parte dei 55 dipendenti non vede un euro da dicembre: “Non ci danno la mobilità perché non siamo stati licenziati e anche la speranza nella cassa integrazione straordinaria è sfumata -racconta Luca Valente della Rsu – così siamo al ‘si salvi chi può’. Alcuni operai si sono messi in aspettativa non-pagata e lavorano come carpentieri a Sestri, al cantiere Mariotti , gli ingegneri sono andati a lavorare con Fincantieri, ma almeno 30 si arrangiano come possono. Uno fa l’elettricista, l’altro distribuisce i giornali, l’altro ancora lavora a un distributore di notte. Come delegato sindacale sono sempre stato contrario al lavoro in nero, però oggi ti dico: ‘non ho più un impiego, non ho ammortizzatori sociali, cosa faccio? Devo mettermi un cappuccio?’”

Nel cantiere si vedono alcune barche in refitting, cioè in manutenzione, e una piccola nave dalla linea elegante e arcaica con la prua brutalmente ammaccata. Gli operai raccontano che il comandante (italiano) “ha preso una tronata contro un’isola”; un po’ come l’ex-presidente e principale azionista del cantiere Alessandro Falciai che – scoperti gli ammanchi e avviata un’azione legale contro amministratori e sindaci della società – è poi partito a bordo del suo yacht verso Ibiza.

Il 13 giugno il cantiere verrà messo all’asta a partire da una base di tre milioni di euro che comprende sia i macchinari sia i 55 contratti di lavoro dei dipendenti, ma il 1° luglio scade anche la concessione che permette all’attuale affittuario (Palumbo superyachts, appunto) di lavorare. Gli operai si chiedono perché l’asta non sia stata bandita prima e dicono che si sono persi due mesi per uno scontro fra Ente Porto e curatori fallimentari. Mentre il primo diceva “Facciamo il bando di gara e chi vince si prende tutta l’attrezzatura” i curatori rispondevano “No. Perché se vendiamo le attrezzature almeno recuperiamo qualcosa”.

“Ognuno tira l’acqua al suo mulino e noi siamo nel mezzo” dicono gli operai che lamentano oltre al silenzio del Mise; “Carlo Calenda non ci ha mai ricevuti” recriminano anche quelli delle autorità regionali. Sul web ci sono dozzine di foto dello scorso anno in cui Giovanni Toti, accovacciato sul tappeto rosso, “sottolinea” (novello Christò) le bellezze della costa; sembra, tuttavia, che il presidente non abbia mai trovato il tempo di scendere da quella stuoia per mandare almeno i saluti di Natale agli operai quando questi, intirizziti, occupavano l’impianto.

Chi parteciperà all’asta del 13 giugno dovrà rispettare alcuni vincoli e cioè 1. varare un piano industriale, 2. riassumere tutti i dipendenti e 3. continuare a operare nell’ambito della cantieristica e del refitting.

“Noi ci siamo battuti perché l’area restasse nell’ambito della cantieristica” dice Valente “l’Autorità portuale a un certo punto avrebbe potuto anche cambiare la destinazione d’uso del sito, magari consegnandolo alla Grimaldi che l’avrebbe usato per scaricare macchine. Noi ci siamo opposti. Mondomarine è l’ultimo cantiere navale sopravvissuto in una provincia (Savona) che era famosa proprio per i suoi cantieri. Io sono elettricista, ma ho imparato anche a guidare un’autogru. Ci siamo dati da fare in tutti i modi per essere flessibili ma ora devono capire che siamo senza ammortizzatori sociali da dicembre. Viviamo nel buio più totale. Siamo a metà maggio e luglio (cioè la scadenza della concessione) è dietro l’angolo”.