Film sulla fratellanza, ma anche – perché no – sulla morte. Dall’altro lato della barriera dell’esordio Miele, perché qui l’ultimo respiro è allontanato. Forse anche per questo Valeria Golino ha deciso di titolarlo Euforia, un sostantivo che la rappresenta da intelligente, positiva e bellissima come sempre. A Cannes sembra aver fatto un abbonamento alla sezione Un Certain Regard “e ne vado fiera, certo se Fremaux ci avesse invitati in concorso non è che avremmo rifiutato…” scherza la regista e attrice mentre accetta la provocazione: “Euforia può considerarsi un dittico con Miele, ma solo a posteriori nel senso che io non ci ho proprio pensato come intenzione. Sono film speculari, anche opposti se vogliamo. Anche il direttore della fotografia Gergely Pohàrnok, quando gli ho parlato del film, ha reagito scherzando ‘Death is superstar again’ (la morte è ancora la superstar)!”.

Ironie a parte Euforia, sua opera seconda da regista, è una commedia agrodolce sul tentativo di due fratelli di recuperare il loro rapporto in un momento particolarmente difficile per il maggiore dei due. Ettore (Valerio Mastandrea) è infatti colpito da una malattia e Matteo (Riccardo Scamarcio, mai così bravo) si adopera suo malgrado per tenerlo lontano dalla verità rendendogli la vita più facile ed “euforica” possibile. Attorno a loro amici, l’ex moglie con bimbo, la mamma: fanno da corollario fra il semiserio e il dolente in un’atmosfera ambientale che esalta le bellezze di Roma, forse perché “la bellezza è una delle poche protezioni possibili” sostiene il personaggio di Matteo, imprenditore omosessuale di successo.

È chiaro che il sostegno fraterno risulterà reciproco, seppur tutt’altro che semplice da costruire ed accettare. “Nella genesi di Euforia non ci sono persone particolari, eventualmente solo la vicenda di un amico che ha dato il primo spunto. Ma certamente ogni cosa che facciamo riguarda noi stessi, anche se io sono riluttante a raccontare fatti che riguardano me o la mia famiglia, ci sono gli spunti certo, ma nulla di preciso” spiega Valeria Golino che non esita a dire la sua sulla “questione femminile” che anche al Festival di Cannes ha trovato diversi momenti di dibattito e approfondimento. “Il concetto di quote rosa già mi mette in imbarazzo! Scherzi a parte, c’è tanto da dire sulla questione, il momento è importante e serio, è giusto che crescano le registe donne, potrei dire mille cose ma di certo si faranno vari passi avanti e poi indietro e via così finché un giorno non si troverà la quadra. Ma è giusto e sacrosanto parlarne nel bene o nel male”.

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