Le richieste di soldi in nero per la campagna elettorale di Rosario Crocetta e la “preoccupazione” per una possibile duplicazione delle intercettazioni tra l’ex senatore Nicola Mancino e l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Negli atti dell’inchiesta della procura di Caltanissetta che ha portato ai domiciliari l’ex paladino dell’antimafia, Antonello Montante, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di esponenti delle forze dell’ordine, c’è anche un dialogo che tocca l’ex senatore del Pd Beppe Lumia e l’ex governatore della Sicilia, Rosario Crocetta. Oltre all’interesse del colonnello Giuseppe D’Agata, ex capocentro della Dia di Palermo e un passato nei servizi segreti, per le telefonate tra Mancino e il Quirinale effettuate nell’ambito del processo sulla Trattativa Stato-Mafia.

“Passata la segretaria di Crocetta”
I presunti finanziamenti in nero per la campagna elettorale di Rosario Crocetta spuntano in un dialogo tra l’ex capo dell’Irsap Alfonso Cicero e l’ex assessore Marco Venturi. I due sono negli uffici della Sidercem e parlano di 20 mila euro in nero richiesti nel 2012 dall’ex senatore dem Lumia a Venturi. Cicero e l’ex assessore ne discutono durante la preparazione di un documento per cristallizzare i ricordi di Venturi prima di rendere dichiarazioni ai magistrati. La richiesta apparve strana a Venturi perché arrivava a fine della campagna elettorale. Lumia, andato a Caltanissetta per incontrare Venturi, gli avrebbe detto che poi “sarebbe passata la segretaria di Crocetta”.

La richiesta di una denuncia falsa
Lumia viene chiamato in causa anche dall’imprenditore Massimo Romano, re dei supermercati in Sicilia, arrestato nell’operazione. L’ex senatore Pd avrebbe invitato l’imprenditore a denunciare un’estorsione in realtà mai avvenuta. Lo dice lo stesso Romano in un colloquio intercettato il 18 settembre 2015 negli uffici Sidercem di Marco Venturi, a Caltanissetta, con Alfonso Cicero e Venturi. Stesse pressioni avrebbe avuto da Montante. Nel luglio 2016 interrogato a Caltanissetta dai magistrati Romano ribadisce che – in un incontro a Roma con Montante – Lumia gli disse che faceva parte del “percorso legalità” e che se non avesse denunciato avrebbe creato “un neo” al percorso intrapreso. Anche nel corso di un’altra riunione nell’azienda di Venturi, sempre secondo Romano, Lumia “insistette affinché mi recassi in procura a denunciare ma mi mostrai fermo nelle mie convinzioni e annunciai che mi sarei dimesso da Confidi e Confindustria. Presentai le dimissioni che non venero accettate”.

D’Agata e le intercettazioni
Il colonnello dei carabinieri Giuseppe D’Agata, indagato anche lui nell’inchiesta della procura di Caltanissetta, si interessò a una possibile duplicazione delle intercettazioni tra Mancino e Napolitano. Di quelle intercettazioni si parlò a lungo a cavallo tra il 2012 e il 2013, quando finirono di fronte alla Corte Costituzionale che ne dispose la distruzione, e poi di nuovo nel novembre 2015, quando il ministero della Giustizia dispose un’ispezione proprio per verificare che non vi fossero state omissioni o irregolarità. L’ordinanza si focalizza in particolare sulla “questione che aveva ingenerato nel D’Agata una certa preoccupazione e che riguardava la richiesta giunta alla Dda di Palermo da ambienti del ministero della Giustizia tesa ad escludere” che le intercettazioni “potessero essere state in qualche maniera duplicate”. Preoccupazioni emerse anche a seguito di articoli di stampa e che furono oggetto di commenti nelle conversazioni tra D’Agata e la moglie, intercettate a fine 2015 dai magistrati di Caltanissetta. L’interesse dell’ex 007 era vivo anche a inizio 2016, quando chiese informazioni a esponenti della Dia e poi ne discusse direttamente con l’ex direttore dell’Aisi Arturo Esposito, pure lui indagato, “il quale però – riporta l’ordinanza – non aveva dato alcun peso alla vicenda” e lo aveva poi informato che i progetti relativi al suo futuro lavorativo “non erano cambiati e stavano subendo solo dei ‘rallentamenti’“.

“Occorre interrogarsi sulle ragioni”
“Si noterà – si legge nell’ordinanza sempre a proposito di questo argomento – come la questione della possibile duplicazione delle intercettazioni captate nell’ambito del processo “Trattativa” costituisse, evidentemente, motivo di preoccupazione per la Battiato“, ossia la moglie di D’Agata, “ed occorre continuare ad interrogarsi sulle possibili ragioni di un simile stato d’animo, dovendosi ribadire la scarsa attinenza – almeno in astratto e da ciò che è possibile, allo stato, conoscere – con la vicenda giudiziaria del Montante e con i rapporti esistenti tra questi ed il D’Agata”.
“Interrogativi – prosegue l’atto – che divengono ancora più pressanti laddove si tenga in debita considerazione che la vicenda in esame continuava ad essere oggetto dei commenti dei due coniugi anche alcuni mesi dopo rispetto alla conversazione di cui si sta disquisendo in questa sede”.