L’accordo tra le due parti c’è: la Figc vuole Roberto Mancini e lui vuole tornare in Italia per guidare la Nazionale. Il tecnico jesino è pronto ad accettare un taglio di stipendio: la Federazione, per ragioni di immagine e di bilancio, non vuole andare oltre i 2 milioni di euro all’anno per un biennale. Dopo i soldi si parlerà anche di progetti, schemi e nomi. Uno su tutti: Mario Balotelli, l’eterna promessa del calcio italiano, un talento ribelle lanciato proprio dal Mancio in Serie A più di dieci anni fa.

Per l’ufficialità manca ancora l’ok dello Zenit, la squadra russa che Mancini allena da inizio stagione e che intende lasciare dopo il 14 maggio, data dell’ultima partita del campionato. La società di San Pietroburgo potrebbe mettersi di traverso, ma nulla impedirà al Mancio di firmare con la Figc, visto che nel suo attuale contratto non ci sono clausole rescissorie. Lo Zenit ha detto che non parlerà fino al 14 maggio, poi farà sapere come deciderà di comportarsi, chiedendo una compensazione o magari rivolgendosi ala Fifa per rottura del contratto “senza giusta causa”.

Il nome di Mancini chiude uno dei periodi più bui della storia del calcio italiano a livello di Nazionale, iniziato la sera del 13 novembre con il pareggio di San Siro con la Svezia e la mancata qualificazione al Mondiale. Un tragedia sportiva che ha aperto una crisi governativa del calcio italiano, con l’addio del presidente Carlo Tavecchio e il commissariamento della Federazione.

Sul campo, dopo l’esonero di Ventura e la panchina temporaneamente affidata a Luigi di Biagio, era iniziata la corsa a un nome importante per ridare prestigio e credibilità al progetto azzurro. Sondati Ancelotti e Ranieri, alla fine la Figc ha puntato sull’ex allenatore di Inter e City. Nell’incontro decisivo dello scorso 30 aprile con il vicecommissario Costacurta e il team manager Gabriele Oriali sono state fissate le prime tappe del nuovo corso azzurro, primo impegno contro l’Arabia Saudita il 28 maggio.

Jesino, classe ’64, prima dei successi in panchina Mancini ha segnato vent’anni di calcio italiano ed europeo da attaccante talentuoso e vincente. Cresciuto nelle giovanili del Bologna, la prima squadra alla quale ha legato il suo nome è stata la Sampdoria, dove con Gianluca Vialli ha composto una coppia in grado di portare i genovesi a vincere uno scudetto e quattro Coppe Italia. Successi ripetuti alla Lazio, dove Mancini ha iniziato la sua carriera da allenatore nel 2000 come vice di Eriksson. Dopo aver sostituto Terim alla Fiorentina, è passato all’Inter dove in tre anni ha vinto tre titoli nazionali, due sul campo e uno assegnato ai nerazzurri dopo lo scandalo Calciopoli. In quegli anni, con l’aiuto del vice Simeone, ha lanciato Mario Balotelli, che poi si porterà anche nella sua esperienza al Manchester City, che ha condotto alla vittoria in Premier nel 2012. Dopo una stagione al Galatasaray e un ritorno all’Inter per sostituire Mazzarri, nell’agosto 2016 ha lasciato i nerazzurri e un anno dopo ha firmato con lo Zenit.