“Il Bari non è un asset, attendo un piano a stretto giro. Quelle parole non le ho dimenticate”: altro scontro tra il sindaco Leccese e De Laurentiis
Una prima lettera per provare ad avere risposte in tempi stretti, con toni decisi ma non fortissimi. Ora una seconda, senza dubbio più dura della prima: “Il Bari non è un asset. È Bari. È la nostra città. Attendo il suo piano. A stretto giro”. A Bari sale la tensione tra il sindaco Vito Leccese e il presidente del Bari Calcio Luigi De Laurentiis. Dopo la retrocessione in Serie C del club pugliese – che ha toccato uno dei punti più bassi della propria storia – il sindaco ha chiesto chiarezza e un progetto serio al patron. Nella prima lettera c’era l’invito del primo cittadino a vendere la società, ritenuta dal presidente Luigi De Laurentiis “inusuale”, nella seconda invece l’introduzione dice già tutto.
“Presidente, mi spiace molto trovare, nei toni e nei modi della Sua risposta, conferma di ciò che molti sospettavano, ossia la Sua totale alterità rispetto alla città e la Sua completa indisponibilità a un confronto con la stessa amministrazione comunale, proprietaria dell’impianto sportivo. Questo, mi consenta, è inaccettabile“, si legge nella fase iniziale del messaggio di Leccese a De Laurentiis. “Come Lei sa bene, non Le scrivo da tifoso deluso per una retrocessione, ma nella mia duplice veste di rappresentante della comunità e di responsabile di uno degli impianti sportivi più importanti d’Italia. La SSC Bari, come noto, è l’unica partecipante a una procedura che assegnerà lo stadio San Nicola per i prossimi 5 anni”, spiega il primo cittadino, spostando subito il focus sullo stadio.
Sullo sfondo, però, c’è il nodo della multiproprietà. La famiglia De Laurentiis è ovviamente proprietaria anche del Napoli: il termine perentorio per vendere uno dei due club è il 2028, data inesorabilmente sempre più vicina: “Eppure, dal 2028, questa proprietà non potrà più gestire la squadra di calcio. Perché le norme federali, e non il Sindaco di Bari, impongono l’alienazione di questo “asset“, come, non a caso, Lei lo definisce. Ciò che Lei etichetta come “inusuale”, ossia il mio invito alla vendita, non è frutto di una valutazione personale. È la semplice traduzione delle regole. Non è dunque inusuale che io mi interessi alla vendita del Bari. È inusuale, piuttosto, che non se ne interessi Lei”, spiega Leccese alzando i toni.
Dopo il fallimento del 2018 e il passaggio alla famiglia De Laurentiis, il Bari aveva faticosamente riconquistato la Serie B nel 2022, per poi sfiorare anche il ritorno in Serie A la stagione successiva, perdendo la finale playoff contro il Cagliari. Da quel momento la gestione De Laurentiis però ha preso una traiettoria preoccupante. La salvezza grazie ai playout nel 2024, un anonimo nono posto nella passata stagione e ora l’inferno del ritorno in Lega Pro: il Bari infatti non è riuscito ad andare oltre lo 0-0 nel doppio confronto contro il Sudtirol (venerdì sera si è giocata la gara di ritorno a Bolzano), che si è salvato grazie al miglior piazzamento in classifica.
“Lei ha chiesto la disponibilità dello stadio San Nicola per iscrivere il Bari al campionato di Serie C. Ma sarebbe disonesto da parte mia ignorare il contesto in cui questa richiesta arriva: una società retrocessa, un proprietario che ha ignorato per tanto tempo i sentimenti di una intera tifoseria (come in quei lunghissimi quaranta giorni dopo l’11 giugno 2023) e un gruppo che pubblicamente, parole di Suo padre, considera il Bari una “seconda squadra””. continua il messaggio di Leccese.
“Quelle parole non le ho dimenticate. E non le hanno dimenticate i baresi. Le chiedo, dunque, un piano industriale serio, che guardi almeno all’orizzonte quinquennale della concessione e che risponda a una domanda precisa: cosa intende fare della SSC Bari dopo il 30 giugno 2028? Se non ha una risposta, o non vuole darla, allora è giusto che questa città lo sappia adesso, non quando sarà troppo tardi. Aggiungo, per chiarezza, che la normativa vigente non obbliga il Bari a indicare necessariamente il San Nicola come campo ospitante”.
Da qui l’invito a cercare altri impianti in vista del campionato di Serie C che il club si prepara ad affrontare: “Ci sono altri impianti in Puglia. Le suggerisco, considerata anche la procedura in corso, di valutare soluzioni alternative per non rischiare l’iscrizione al campionato. Non sarei disposto ad assumermi responsabilità che non mi appartengono. Quello che mi appartiene, invece, è la responsabilità verso questa città. Verso le migliaia di tifosi che per otto anni hanno creduto in un progetto. Verso le famiglie che devono spiegare ai propri figli perché la squadra della loro vita, dopo otto anni, sia ancora in Serie C”.
Infine una conclusione durissima: “Concludo rammentandoLe che, laddove il risultato della procedura di concessione dello stadio dovesse concludersi con l’affidamento in favore della Sua società, sarà importante più per Lei che per l’Amministrazione, che il rapporto sia condotto sui giusti canoni di responsabilità e correttezza, sportiva e non. Il Bari non è un asset. È Bari. È la nostra città. Attendo il suo piano. A stretto giro”.