E’ riuscito a dire di essere “estremamente dispiaciuto per le famiglie” solo perché incalzato dall’ennesima richiesta. Ma tutto quello che ha saputo aggiungere è stato solo un “fuck” e poco altro. Gerald Priegnitz, uno dei manager condannati per il disastro della ThyssenKrupp del 2007 in cui morirono 7 operai e ancora libero nonostante la sentenza definitiva, è stato avvicinato dalle Iene, ad Essen, durante una corsetta per strada. La vicenda va avanti ormai da un anno, come ha raccontato anche questo giornale a più riprese. Priegnitz – condannato a 6 anni e 10 mesi – ha chiesto di scontare la pena definitiva in Germania, ma la burocrazia tedesca fa sì che i due dirigenti siano ancora a piede libero. Lo stesso accade per l’ex amministratore delegato di Thyssen, Harald Espenhahn, condannato dalla Cassazione a 9 anni e 8 mesi di reclusione: neanche lui ha mai messo piede in carcere. Alle Iene Priegnitz ha risposto che la “giustizia tedesca si farà viva”, mentre è rimasto in silenzio su tutte le altre domande.

L’inviato delle Iene Alessandro Politi ha parlato anche con il presidente del tribunale di Essen, Karl-Heinz Volesky, che dovrebbe applicare le sentenze definitive pronunciate dai giudici italiani e questi ha risposto che per certi casi possono servire un mese o due, ma anche un anno: “Per un caso come questo possono servire anche anni, ma non ci sono regole certe” ha risposto il magistrato. A breve il giudice riceverà le carte del procedimento tradotte dalle autorità italiane che hanno reiterato la richiesta di dare esecuzione alla pena. A ottobre il ministro della Giustizia Andrea Orlando aveva scritto al suo omologo tedesco per velocizzare le operazioni per l’applicazione della pena. In Germania, peraltro, in base ai codici, Espenhahn e Priegnitz non sconteranno le pene stabilite dai giudici italiani, ma fino a un massimo di cinque anni, perché quella è la pena massima prevista dal codice penale tedesco per l’omicidio colposo.

E’ un caso che ricorda da vicino le storie del tutto analoghe dal punto di vista giudiziario che riguardano gli eccidi della Wehrmacht e delle SS in Italia durante la seconda guerra mondiale. Almeno 8 tra ex soldati ed ex ufficiali tedeschi, infatti, sono stati ritenuti colpevoli dai tribunali italiani che li hanno condannati alla pena dell’ergastolo. Ma nonostante le ripetute richieste di esecuzione della pena, i giudici tedeschi non l’hanno mai applicata. In quel caso, peraltro, il governo italiano non ha mai fatto niente per fare pressione su Berlino.