Dopo la quotazione in borsa avvenuta lo scorso aprile, Spotify ha presentato i risultati del suo primo semestre. Com’è andata? Aspettative mantenute ma azionisti scontenti, tanto che il titolo è arrivato a perdere oltre il 6 per cento. La perdita operativa è stata di 41 milioni di euro, in miglioramento del 55% rispetto al quarto trimestre e del 71% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La perdita netta? Maggiore di quella che si aspettavano gli analisti: 169 milioni di euro, 1,01 euro ad azione, contro 173 milioni di euro, 1,15 euro ad azione, dello stesso periodo del 2017. A essere in linea con le previsioni sono i ricavi, 1,14 milioni di euro.

Cosa non sta funzionando, quindi, nella piattaforma per l’ascolto in streaming? Prima di tutto le stime per il secondo trimestre: ci si aspetta una chiusura con ricavi intorno agli 1,1-1,3 miliardi di euro, quindi meno di degli 1,29 previsti. E poi, la nota da sempre “dolente” di questo modello: gli utenti a pagamento. Gli utilizzatori attivi di Spotify sono 170 milioni al mese. Di questi, 75 milioni sono abbonati e per il secondo trimestre le stime parlano di 79-83 milioni di abbonati, contro gli 82,1 previsti. Abbonati in leggero (ma non sufficiente) aumento, dunque, e concorrenza sempre più agguerrita da parte di Apple Music e Amazon. Tutto questo a fronte di costi elevati che hanno a che vedere con il pagamento dei diritti alle major e alle etichette discografiche per lo streaming dei brani) e con un piano di investimenti.