Mi ha spaventato da morire”. “Ha influito sul modo in cui mi rivolgo alle ragazze”. “Dopo averlo visto avevo paura di guardare i miei genitali”. Queste sono solo alcune delle reazioni (sconvolte) di fronte alla visione di immagini porno da parte di alcuni bambini e adolescenti, circa un migliaio tra i 6 e i 22 anni di età, che sono diventate materia di uno spettacolo teatrale attualmente in visione al Tackroom Theatre di Londra. S’intitola Why is the sky blue? e vedrà in scena giovanissimi attori a recitare impressioni, paure, sensazioni e riflessioni dei veri protagonisti di un immenso lavoro antropologico e sociologico che probabilmente mai si è fatto da quando la pornografia è diventata accessibile gratis sul web.

“È da tempo che ho l’ambizione di portare questo progetto a teatro”, ha spiegato al Guardian una delle tre registe dello spettacolo, Abbey Wright. “Volevamo cogliere le tracce dell’influenza del porno da quando si è ancora bambini e lo si vede per la prima volta, diciamo attorno ai sei/sette anni, fino a quando si inizia ad avere per la prima volta delle relazioni sentimentali e sessuali da adulti”. I membri del cast sono della stessa fascia d’età degli intervistati e lo spettacolo include canzoni, esperienze letterali e conversazioni improvvisate. Durante le prove, comunque, si è lavorato anche sull’improvvisazione. La Wright ricorda come due giovani attori hanno iniziato una conversazione casualmente su che tipo di porno avevano guardato e uno di loro aveva sorriso in modo imbarazzato. “Sono dialoghi non scritti che provengono dalle esperienze personali degli attori”, ha spiegato la regista.

Why is the sky blue? nasce dopo una lunga gestazione. Nel 2010 la Wright stava lavorando con dei giovani criminali. “Ho osservato fino a che punto la pornografia stava modellando il modo in cui pensavano a se stessi e alle relazioni che avevano con gli altri. Ho visto bambini che erano piuttosto disturbati e confusi e ho visto ragazzi che lo accettavano completamente, ma in un modo che sentivo li rendeva piuttosto disconnessi da loro stessi. Ho trovato tutto questo davvero triste”. Da qui l’idea di un progetto che inglobasse una quantità statistica più ampia e avesse un impatto reale a livello nazionale. “Abbiamo iniziato a parlare con molti bambini chiedendo delle loro esperienze e abbiamo capito che le voci dei bambini dovevano essere al centro del testo”.

Uno degli elementi più scioccanti, conclude la regista, è l’aver rivelato come per molti ragazzi tra i dodici e i quattordici anni la conoscenza di tutta una serie di tecniche e generi del porno fosse data per scontata prima di avere un rapporto sessuale con una loro coetanea. Ma ci sono anche aspetti ambigui e sorprendenti degli effetti del mondo del porno sugli adolescenti che nello spettacolo che andrà in scena al Tackroom Theatre fino a metà maggio 2018 si possono ascoltare. “Ho incontrato molti giovani queer che mi hanno raccontato di come il porno non sia necessariamente una grande rappresentazione dell’identità queer, ma che almeno è qualcosa”.