Caro Paolo Virzì,

non ci conosciamo personalmente ma ti devo ringraziare per il tuo intervento di ieri sera, che può servire a sferzare l’attuale centrosinistra per uscire dall’impasse attuale, rimboccarsi le maniche e prendere sul serio la necessità di cambiare rotta.

Il tuo di ieri si inserisce nel solco di almeno altri due interventi che, storicamente, sono serviti da catalizzatori per processi che hanno consentito ai progressisti di mettersi in discussione e aprirsi alla società civile. E’ già capitato in passato con Nanni Moretti e Mario Monicelli, protagonisti di grandi mobilitazioni che hanno contribuito a cambiare la politica italiana.

Febbraio del 2002, a piazza Navona, “E’ stata una serata inutile, con questi dirigenti non vinceremo mai”, spiegò Nanni Moretti invitato a salire sul palco di una manifestazione organizzata dall’Ulivo, dopo che l’anno prima il centrosinistra aveva perso contro il centrodestra: “Berlusconi vince perché sa parlare alla pancia del paese…” affermò il regista romano con il quale poi iniziammo l’avventura dei Girotondi, fino all’apice di Piazza San Giovanni con più di un milione di persone il 14 settembre per la “Festa di Protesta”. Un periodo nel quale si mise in discussione come i fronte progressista stesse affrontando il suo ruolo di opposizione senza essere in grado di dire “Qualcosa di sinistra”.

Successivamente, dopo l’intervallo del secondo governo Prodi caduto tra mortadelle e bottiglie di spumante, nel 2008 torna Berlusconi. E questa volta il protagonista è Mario Monicelli, sempre da un palco di Piazza San Giovanni, organizzato per il No B-Day, la prima manifestazione politica di massa autoconvocata in Italia tramite Facebook. Anche lì con più di un milione di persone in piazza che chiedevano le dimissioni di Berlusconi. Il grande regista Monicelli, da noi invitato a dire qualche parola, dal palco incitò la folla con “Non bisogna scoraggiarsi, ma tenere duro sempre, perché nella continuità della lotta c’è anche la vittoria. Viva voi, viva la vostra forza, viva la classe operaia, viva il lavoro. Dobbiamo costruire una Repubblica in cui ci sia giustizia, uguaglianza, e diritto al lavoro, che sono cose diverse dalla libertà”.

Le tue parole di ieri, Paolo, al circolo del Pd Roma Ostiense, saranno sicuramente utili ad aprire e stimolare un dibattito che può aiutarci ad affrontare le crisi che, ciclicamente, attanagliano i progressisti di questo Paese.  Hai proprio colpito nel segno quando hai spiegato che “Non c’è bisogno di buttafuori, ma di buttadentro” e che “Qui serve spalancare, spalancare bene”. Ma, e questo aspetto non l’ha sottolineato nessuno, tu non ne hai fatto solo una questione di forma, ma anche di sostanza. Quando hai sottolineato che “Fare opposizione è una cosa seria, però non vuol dire stare zitti e fermi”. E ancora (qui l’estratto a cui mi riferisco) “Se uno solleva lo sguardo dal chiacchiericcio dei talk show e guarda il pianeta terra, vede cose: le risorse che diminuiscono, i cambiamenti climatici, i dissesti idrogeologici, pezzi di pianeta che si stanno desertificando. Mettendo in campo temi che sono tipici del mondo progressista”.

Ed è proprio questo il punto, caro Paolo: la difesa del Pianeta e dell’ambiente è un tema trasversale del quale si è persa completamente traccia sia in campagna elettorale che in questo assurdo dibattito post elettorale. Invece è il tema principale, quello che dovrebbe scandire l’orologio della politica, perché affrontarlo vuol dire pensare al lavoro, con la Green economy che coinvolge ben 4,2 milioni di occupati in Europa; la sicurezza, vista non tanto come paura dello spauracchio immigrazione ma come tutela dei sette milioni di cittadini che si trovano ogni giorno in zone esposte al pericolo di frane o alluvioni nel nostro Paese; l’innovazione, per fermare la fuga di cervelli che vengono formati con le nostre risorse pubbliche ma poi contribuiscono a creare il futuro dei paesi dove vengono ospitati e coccolati. In parole povere la sostenibilità ambientale, economica e sociale di questo nostro mondo.

In conclusione, caro Paolo, è proprio questa la differenza tra le mobilitazioni del 2002 e del 2009 e quella che potrebbe nascere oggi: siamo consapevoli che forse è l’ultima chance per poter realmente cambiare le cose. Non voglio certo, come si dice in questi casi, tirarti per la giacchetta, ma non posso esimermi dal chiederti di non fermarti qui, di continuare a pungolare. Sappi che ieri tu hai riacceso la speranza di chi, come me, crede sia importante l’impegno dei cittadini per cambiare realmente le cose e che uno schieramento progressista debba unirsi sui temi, senza perdere tempo in schermaglie politiche di infimo livello. Perché il tempo e le risorse a nostra disposizione non sono illimitate”.

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