L’annuncio è arrivato direttamente dall’account di Netflix, che la trasmetterà in esclusiva: La casa di carta avrà una terza stagione. Dopo essere diventata la serie non in lingua inglese più vista di sempre sulla piattaforma streaming, l’impresa del Professore, Tokyo, Berlino e Nairobi continua. Come anticipato lunedì da Il Fatto Quotidiano, l’indiscrezione era chiara già dal profilo Twitter registrato come El Profesor, e “certificato” dal social, che negli scorsi giorni aveva annunciato: “Stiamo mettendo su una nuova squadra e un nuovo colpo”. Un tweet sibillino, che lasciava trasparire la possibilità di vedere replicata in una nuova location l’impresa portata avanti nella capitale spagnola. E così sarà, probabilmente nel 2019.

Una rapina perfetta, ma non solo. Perché nella travolgente storia della banda organizzata dall’attore Álvaro Morte il sottotesto va molto oltre. Tanto che nelle scorse settimane la serie è stata criticata in Turchia, dove viene tacciata di incitare alla ribellione. E c’è, in effetti, nell’obiettivo del colpo – ovvero rinchiudersi nella Zecca spagnola per stampare denaro, quindi arricchirsi senza derubare nessuno – un’implicita critica al sistema, supportata dall’uso del canto partigiano “Bella Ciao” e dal dichiarato obiettivo di non ferire né uccidere alcun civile nel corso dell’azione.

Nel racconto su due piani ideato da Álex Pina, in un continuo rimando tra la preparazione e lo svolgimento minuto per minuto della rapina, per sua stessa ammissione c’è tanto di Quentin Tarantino e di Breaking Bad. Con l’effetto di ritrovarsi risucchiati nello schermo, colpo di scena dopo colpo di scena, parteggiando spudoratamente per i rapinatori che di fatto non stanno rapinando nessuno. Attratti fatalmente dal matriarcato di Nairobi-Alba Flores, dall’istintività della femme fatale Tokyo, al secolo Úrsula Corberó, un po’ Anne Parillaud in Nikita, e dalle storie degli altri 6 criminali, tutti sconfitti nelle proprie vite precedenti. Tranne Morte, Il Professore, un uomo invisibile per lo Stato spagnolo che ha architettato per anni il piano perfetto, selezionato e formato la sua banda.

Sul ritmo senza sosta – che nei suoi continui ribaltamenti finisce di tanto in tanto per scadere in alcune forzature che si tende a perdonare in favore dell’adrenalina sempre altissima – e sul concetto di Davide che abbatte Golia, la serie ha costruito le proprie fortune certificate dai dati diffusi da Netflix. E ora gli otto protagonisti continueranno a far girare le rotative sotto le scudisciate di Nairobi in un’altra Zecca. Per chi non l’avesse ancora vista, chissà se dopo un periodo di detenzione o una lunga vacanza pagata dallo Stato.

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