Laboratori di produzione di armi chimiche e depositi di armi non convenzionali nelle regioni di Damasco e Homs. Sarebbero questi, secondo fonti militari americane, i tre siti colpiti dall’attacco occidentale di questa notte in Siria. L’obiettivo quindi erano le armi non convenzionale del regime di Bashar al-Assad, utilizzate secondo Parigi nell’attacco a Douma. Lo hanno ripetuto fin da subito, prima Donald Trump, poi Theresa May e infine Emmanuel Macron. La premier britannica, in particolare, ha precisato che l’obiettivo è dissuadere “il regime” siriano dal fare uso di armi chimiche. Ma la versione di Mosca è diversa e smentirebbe le motivazioni di Washington, Parigi e Londra. Secondo il Cremlino, i raid occidentali avrebbero preso di mira quattro aeroporti militari. Il Pentagono ha invece ribadito che l’attacco “ha azzoppato il programma di armi chimiche” di Damasco. 

La versione occidentale – I primi due obiettivi, secondo fonti occidentali, sono stati un presunto centro di sviluppo di gas tossici e un magazzino di armi chimiche vicino Homs, nella Siria centrale, nei pressi del confine con il Libano, in un’area sotto pieno controllo delle milizie filo-iraniane libanesi Hezbollah. Testimoni oculari hanno riferito di forti esplosioni udite poco prima dell’alba anche nel distretto vicino di Qalamun, a sud della cittadina di Qusayr, vicina al confine libanese e in mano agli Hezbollah. Gli altri siti colpiti sono a Damasco: sarebbe stato preso di mira un laboratorio di ricerca clandestino a Barze, quartiere periferico nella parte nord della città.

Le immagini da Damasco – La tv di Stato siriana ha mostrato immagini di un edificio a Barze, affermando che era un “centro educativo“. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani afferma che oltre a Barze sono stati colpiti altri siti vicino a Damasco: il centro di ricerche di Jamraya, più volte preso di mira di recente da raid aerei attributi a Israele; depositi di armi della Guardia repubblicana siriana nell’aeroporto militare di Mezze; e altri depositi nella base di Kiswa, a sud-ovest di Damasco e verso il Golan controllato da Israele. Fonti siriane ostili al governo di Damasco riferiscono di altri depositi e centri di ricerca colpiti, mentre il regime siriano conferma che si tratta di obiettivi nei pressi di Homs e Damasco ma solo in un caso, quello nella capitale siriana, mostrano immagini di un sito colpito.

La versione russa – Secondo Mosca invece, i raid di Usa, Gran Bretagna e Francia hanno preso di mira quattro aerodromi delle forze armate siriane. Stando a quanto riferito dal generale russo Serghiei Rudskoi, i missili sarebbero stati lanciati contro le basi aeree siriane di Dyuwali, Al-Dumayr, Blei e Shayrat: tutti però sarebbero anche stati abbattuti.  I jet militari russi “stanno pattugliando lo spazio aereo” siriano, ha spiegato il generale.

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