E speriamo finisca qui. La Corrida di Carlo Conti, prima puntata su Rai1 in prima serata, dovrebbe chiudere subito per inutile e impersonale copiatura dell’originale. Scomunica, editto bulgaro, allontanamento coatto. Conti non ha semplicemente riesumato il ricordo della Corrida, comunque rimasto abbastanza intonso nonostante vani tentativi di rianimarlo di Scotti e Insinna, ma ha voluto come imbalsamarlo in una generica puntata di Tale e Quale. Conti che rifà Corrado, il maestro Pirazzoli che rifà il maestro Pregadio, i concorrenti da sagra che rifanno i concorrenti da sagra, il pubblico che scuote i campanacci che rifà il pubblico che scuote i campanacci. Stesse parole di lancio, stesse inquadrature, stessi stacchi sull’orchestra e sul pubblico a cogliere imbarazzi o disattenzioni. Dicono che il format appartenesse alla Rai, che nel 1968 lo fece nascere in radio, ma la Corrida di Corrado fu un clamoroso successo di Canale 5 tra il 1986 e il 1997. E va bene che recentemente dopo il matrimonio sanremese Conti-De Filippi, in questo pappone luccicante e melmoso del prime time autoprodotto in studio, è molto complicato distinguere tra tv pubblica e privata, ma Conti in questo suo autoincensarsi erede di chiunque non ha davvero alcuno scrupolo. Deve lasciare un segnetto, una traccia, assolutamente anonima e inodore, su ogni colonna storica della tv. Lui passa e oplà c’è la versione Conti di qualche cosa.

La prima puntata della Corrida su Rai 1 è stata vinta dall’anziano signor Liberatore, suonatore di fisarmonica, vestito coi costumi tipici di un’imprecisata zona irpina (le parole pronunciate dal concorrente non erano sempre comprensibili). L’anziano ha battuto una danzatrice di pole dance, un imitatore di Tiziano Ferro, la coppia parmense padre e figlio che ha suonato dei cucchiai, e il nostro superfavorito, il signor Massimiliano e la sua meticcia Mia autori di un petaloso numero di giochi canini che ha semplicemente asfaltato ogni amena ed amatoriale prestazione in scena. Eppure il pubblico ha voluto premiare la tradizione. Il vecchietto con l’organetto, possibilmente senza dentiera, ai limiti dell’analfabetismo, completamente incapace di capire che stesse succedendo. E se nel 1986 e fin nei primi anni novanta l’Italia ruspante mostrata da Corrado era esempio naturale da mettere in scena, e che come in uno specchio diventava bizzarro e funzionale target nazionalpopolare di spettatori, la partita di giro con gli emuli dello storico Leonardo Vitelli, il pernacchiatore ascellare dell’edizione ’88, dopo decine di talent sembrano una forzata circonvenzione di incapace. Prendete Maria Rosaria, la settima concorrente della prima puntata, una ragazza laureata in filosofia che si è esibita in una danza terrificante con passi incomprensibili nemmeno, appunto, a livello dilettantesco come Corrida vuole. Con quale gusto e rispetto del prossimo è stata selezionata?

Ed è questo il punto ulteriormente dolente di questa riedizione della Corrida. L’understatement bonario di Corrado bucava il video tenendo a freno il cinico, incontrollato e naturale dileggio dello spettatore nell’alveo di un imbarazzato e divertito rispetto del concorrente e delle sue ovvie imperfezioni. Conti invece no. Conti è uno che fa i conti degli applausi e lo segnala al concorrente sgarrupato che ha finito la performance. E se Corrado era un Garrone, Conti è una specie di Franti. E per dirigere il traffico della Corrida, visto che c’è proprio il semaforo, Conti è semplicemente inadatto. Già digerire la copia carbone dell’intero programma non è facile, se pensiamo che il conduttore pretende pure di imitare Corrado nei gesti, nei tempi comici, nelle espressioni facciali, siamo al reato di lesa maestà. Una domanda: ma Conti mica vorrà rifare anche Il pranzo è servito? Se sì, ci sarà una rivolta. Uomo avvisato, mezzo abbronzato.