Il mondo dello spettacolo italiano si è unito come non mai per la morte di Fabrizio Frizzi. Anche Pupo, il cantante e presentatore toscano, ha lasciato un suo ricordo sui social network: “Soltanto due anni fa, eravamo insieme qua, alle cascate del Niagara. Abbiamo condiviso momenti professionali meravigliosi ed altri, privati, in cui mi raccontavi le tue sofferenze e le angosce che gli ipocriti che oggi ti rimpiangono, ti avevano causato. Non ho parole fratello”, ha scritto Enzo Ghinazzi. I due hanno lavorato insieme nel 2014 a Ti lascio una canzone, oltre a tante Partite del Cuore ed eventi in giro per il mondo.“In linea con la mia idea filosofica della vita e anche della morte, non sono per niente sconvolto. La morte non mi sconvolge, neanche se fosse quella di un mio parente: è una cosa normale, fa parte della vita. Chiaramente mi fa soffrire e il grado di sofferenza dipende dall’affetto che c’era tra le persone: io a Fabrizio volevo molto bene”, racconta Pupo a ilfattoquotidiano.it.

Il cantante, sempre in giro per il mondo con i suoi concerti, si trovava in Canada quando ha scoperto della morte del conduttore 60enne. “E’ un luogo dove eravamo stati insieme qualche anno fa per un evento. Era stata una delle tante occasioni che avevamo condiviso professionalmente e il caso ha voluto che io venissi a conoscenza della sua scomparsa proprio in un posto dove mi aveva raccontato cose particolari anche a livello umano. Nello stare insieme in quei giorni, non avendo altre distrazioni, abbiamo parlato molto intimamente. Una coincidenza, questa, che mi ha portato a sottolineare ciò che mi dà più fastidio in questi momenti: l’ipocrisia. Soprattutto quella di molti dirigenti della Rai che umanamente non valgono molto. Prima lo hanno massacrato e adesso lo esaltano. Se Fabrizio Frizzi negli ultimi tempi era tornato in auge, non era stato grazie alla Rai, ma grazie alla generosità di Carlo Conti che lo aveva imposto a L’Eredità”, si sfoga Ghinazzi.

“Fabrizio amava la Rai perché era un volto fortemente Rai, ma si tratta di un’azienda effimera nel senso umano ed etico perché dipende da persone che continuamente si alternano. Non vengono mai curati i rapporti con i talenti a disposizione, i dirigenti curano solo il proprio interesse politico e la propria poltrona. Lui soffriva molto di questo, mi ha raccontato delle sue angosce e sofferenze. Lui mi diceva sempre che sarebbe voluto essere come me perché io parlo, mi sfogo e mando al diavolo. Lui invece interiorizzava e non riusciva a sfogarsi”.

Tutti stanno sottolineando l’estrema bontà di Frizzi: “Era una persona perbene, leale, generosa. Si parla di bontà, ma non so cosa voglia dire. Noi che facciamo questo mestiere siamo talmente egocentrici e cinici che ci meravigliamo delle persone corrette. Tanti di quelli che domani andranno al funerale, o che oggi si espongono per lui, probabilmente invidieranno l’attenzione e il bene nei suoi confronti. C’è un’ipocrisia in questo mondo che neanche ci immaginiamo”.