Il tribunale del Riesame ha annullato la misura cautelare interdittiva dal servizio per l’ufficiale dei carabinieri, Gianpaolo Scafarto, coinvolto nell’inchiesta Consip. Il militare era stato raggiunto dal provvedimento il 25 gennaio scorso su disposizione del gip che lo sospendeva dal servizio per il periodo un anno. Nei giorni scorsi i difensori del militare, Giovanni Annunziata e Attilio Soriano, avevano presentato istanza al tribunale del Riesame.

Il gip aveva deciso un’analoga misura a quella di gennaio nei suoi confronti a dicembre, poi annullata per un vizio di procedura: il mancato interrogatorio dell’indagato, che poi si era svolto il 20 dicembre, dopo l’annullamento del provvedimento. In quel caso la sospensione riguardava anche il colonnello e vicecomandante del Noe, Alessandro Sessa, che però si è autosospeso dal servizio. Nei suoi confronti, quindi, il giudice non aveva emesso una nuova ordinanza.

Secondo l’ipotesi accusatoria del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pm Mario Palazzi, Scafarto deve essere sospeso perché nel corso delle indagini avrebbe provato a cancellare prove utili agli inquirenti manipolando il cellulare di Sessa per eliminarle dal suo whatsapp. In chat venivano scambiate informazioni sull’inchiesta e il tutto sarebbe avvenuto quando Scafarto era già indagato e il suo telefonino era già stato sequestrato dagli inquirenti nel corso del primo interrogatorio.

Per quanto riguarda il filone sulla fuga di notizie, proprio nei prossimi giorni gli inquirenti di piazzale Clodio ascolteranno in un confronto all’americana il “grande accusatore” l’ex amministratore delegato della Centrale unica d’acquisti della Pa, Luigi Marroni e il ministro dello Sport, Luca Lotti. Quest’ultimo indagato per il reato di favoreggiamento e violazione del segreto istruttorio a seguito proprio delle dichiarazioni di Marroni che, nel dicembre del 2016, aveva affermato davanti ai carabinieri del Noe e ai pm di Napoli che era stato avvertito da Lotti, oltre che dal presidente di Publiacqua Firenze, Filippo Vannoni e dal generale Emanuele Saltalamacchia, della presenza di cimici nel suo ufficio. Lotti, dal canto suo, ascoltato già in due occasioni dai pm di Roma, ha sempre smentito di avere parlato con Marroni dell’esistenza di una indagine su Consip di cui “non era a conoscenza”.