Emma ha 16 anni e nessuna paura di urlare al presidente Trump e alla lobby delle armi che devono vergognarsi. Ha vissuto sulla propria pelle la strage nel liceo di Parkland. Yolanda di anni ne ha appena 9, è la nipote di Martin Luther King e anche lei dice di avere un sogno: “Un mondo senza armi”. Sono due donne, due ragazze, il volto simbolo della protesta studentesca affinché gli Usa rendano più stringenti le regole sull’acquisto di pistole e fucili. Nella marea che ha invaso Washington, le loro sono state le voci più potenti che si sono levate dal palco.

Emma Gonzalez ha guardato dritto davanti a sé e ha urlato a Donald Trump e alla lobby National Rifle Association: “Vergognatevi”. Poi ha ricordato i compagni che hanno perso la vita ed è rimasta in silenzio, in lacrime, per 6 minuti e 20 secondi. La durata del massacro, costato la vita a 17 persone.

Un silenzio toccante, che ha detto molto più delle parole. Sono gli stessi sei minuti in cui, lo scorso 14 febbraio, non sapeva se sarebbe sopravvissuta alla follia di Nikolas Cruz, l’autore della strage di San Valentino nel suo liceo. Nel momento in cui la sveglia del suo orologio ha suonato, ha ricominciato a parlare: “Combattete voi per le vostre vite, non aspettate lo faccia qualcun altro”.

Poco prima era stato il momento della nipote di Martin Luther King, Yolanda Renee, 9 anni. La bambina è salita sul palco e ha iniziato il proprio discorso con “I Have a Dream“, come fece suo nonno nel 1963 per ricordare che gli uomini non si giudicano dal colore della pelle. “Anch’io ho un sogno, che questo mondo sia un mondo senza armi“. Rapito dalle parole di Yolanda il fiume di gente riversatosi lungo Pennsylvania Avenue, è esploso in applausi e urla. Una energia che la piccola di nove anni ha saputo subito cogliere guidando i ragazzi in un coro all’unisono: “Lo avete sentito in tutta la nazione, noi saremo una grande generazione “.