“Mai più”. Una marea umana di circa mezzo milione di studenti e cittadini americani è scesa in strada a Washington scandendo questo slogan, arrivando a pochi passi dalla Casa Bianca e dal Campidoglio per dire basta alle armi da fuoco, nel corteo principale della ‘Marcia delle nostre vite’. Ma altri 800 cortei si sono snodati in altre città americane e in molte capitali europee.

Sul palco sono saliti sopravvissuti e familiari delle vittime di varie stragi, tra cui gli studenti del liceo di Parkland, in Florida, dove il 14 febbraio un 19enne armato di fucile d’assalto ha ucciso 17 persone. Gli studenti sopravvissuti sono stati tra i principali promotori della marcia, con lo slogan #NeverAgain, sostenuti da compagnie private, movimenti, esponenti politici e personaggi dello spettacolo. Tra questi, George e Amal Clooney hanno destinato 500mila dollari all’iniziativa.

L’ha appoggiata anche l’ex presidente Barack Obama, che quando era in carica non riuscì a far approvare una riforma sulle armi dopo la strage di Sandy Hook, in Connecticut. Durante la marcia, Obama ha twittato: “Michelle e io siamo così ispirati da tutti i giovani che hanno fatto sì che la marcia di oggi avvenisse. Continuate così. Ci state facendo progredire. Nulla può ostacolare le milioni di voci che chiedono cambiamento”.

Mentre manifestazioni parallele si svolgevano in vari continenti, da Londra a Sydney, da Milano a Tel Aviv, da Parigi a Belfast, a Washington sono salite sul palco anche varie star, tra cui Miley Cyrus e Ariana Grande, al cui concerto di Manchester nel 2017 un attentatore uccise 22 persone. Ma, soprattutto, sul podio sono saliti ragazze e ragazzi, bambine e bambini. Tra loro Yolanda Renee King, 9 anni, pronipote di Martin Luther King Jr, che ha chiesto alla folla di ripetere le sue parole: “Io ho un sogno”, “un mondo senza armi”, facendo eco alla celebre frase del leader della lotta per i diritti civili, ‘I have a dream’.

Zion Kelly, 17enne il cui fratello è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco, ha scandito: “Come voi, ne ho abbastanza”. La studentessa di Los Angeles Edna Chavez, anche lei 17enne, parlando in inglese intervallato da frasi in spagnolo ha raccontato che il fratello è stato ucciso mentre era a scuola. “Ho vissuto a South L.A. tutta la mia vita e ho perso molti cari per la violenza con armi da fuoco. È normale, così normale che ho imparato prima a ripararmi dai proiettili che a leggere“, ha aggiunto.

Nelle parole dei giovani oratori sono risuonati ripetuti appelli per misure più rigide sul controllo delle armi, con enfasi sul fatto che più misure di sicurezza e più guardie armate non bastino. David Hoog, sopravvissuto di Parkland, ha ricordato che “96 persone muoiono ogni giorno” negli Usa a causa delle armi da fuoco e ha chiesto che il controllo al loro accesso sia un punto chiave al voto delle elezioni di mid-term. “È il momento di unirci, non come democratici o come repubblicani, ma come americani”, ha detto. Aggiungendo, acclamato dalla folla: “Ai politici che sostengono che le cose non cambieranno, dico: non ci fermeremo sino a quando ogni donna, uomo o bambino potrà vivere senza paura delle armi. Cambieremo il mondo”.

Alla fine della manifestazione è intervenuta Emma Gonzales, sopravvissuta di Parkland divenuta un volto simbolo per il discorso pronunciato dopo la strage, in cui ha urlato al presidente Donald Trump e agli altri politici sostenuti dalla National Rifle Association: “Vergognatevi”. Ha ricordato i compagni uccisi e poi è rimasta in silenzio, in lacrime, per 6 minuti e 20 secondi, tanto quanto durò il massacro. Quando la sveglia del suo orologio ha suonato, ha detto: “Combattete voi per le vostre vite, non aspettate lo faccia qualcun altro”.