Così sul banco degli imputati rischia di finirci il pm del G8, Enrico Zucca. Dopo anni di depistaggi, di silenzi, di omertà. Dopo che addirittura alcuni tra i (pochissimi) condannati dopo i fatti di Genova sono finiti a ricoprire posizioni di prestigio nella Polizia di Stato.

E invece adesso tutti a puntare il dito contro Zucca che per anni ha indagato con coraggio, in solitudine, sulle terribili violenze compiute dalle forze dell’ordine nel luglio del 2001. Zucca che ieri ha detto quello che molti pensano: “Ai vertici della Polizia c’è anche chi ha coperto i torturatori del G8”. E’ il mondo capovolto: nemico dello Stato è il magistrato che difende la giustizia, e non invece l’uomo in divisa che tortura e tradisce la Repubblica. Difendere lo Stato significa tacere i suoi abusi e non combatterli.

Adesso addirittura scopriamo che il ministro della Giustizia Andrea Orlando avrebbe chiesto di acquisire le dichiarazioni di Zucca. Se si avviasse un procedimento disciplinare – dopo tanti silenzi da parte del governo sulle violenze del G8 e le promozioni dei poliziotti condannati – sarebbe la vergogna delle vergone. Speriamo che Orlando ce la risparmi.

Ma la vicenda di Zucca va ben oltre il G8 e forse rivela il grande male della nostra Italia di oggi: l’ipocrisia. Le ong da salvatrici diventano complici degli scafisti. Per lavarci la coscienza dal nostro razzismo (neppure più strisciante), dalla nostra indifferenza, puntiamo il dito contro chi aiuta i migranti. Sono loro i colpevoli, non noi. Di nuovo il mondo capovolto.

E ancora: viviamo in un Paese divorato e distrutto dall’illegalità. Ma chi sono i soli responsabili? I migranti, che hanno importato in Italia la delinquenza. Come se il nostro male non fossero la corruzione, la mafia, l’evasione fiscale. Un cancro che ci divora e di cui siamo i responsabili. Come se non fossimo noi – lo dimostra la storia del giornalista ucciso in Slovacchia forse dalla ‘ndrangheta – che abbiamo esportato in mezzo mondo le mafie.

Il mondo capovolto. Processiamo i giudici e le vittime, invece che i responsabili.

Così non andremo avanti. Finché non sapremo guardare le vere responsabilità e non avremo il coraggio di puntare il dito su noi stessi.