Il Tribunale Fallimentare di Bari scioglierà oggi la riserva sull’ammissione di Bnl al voto per il salvataggio di Ferrovie Sud Est, la società di trasporto affossata da un crac da oltre 230 milioni di euro e per la quale è stata avviata la procedura di concordato preventivo il 16 gennaio 2017. E intanto nell’inchiesta della Procura di Bari finiscono anche i funzionari della banca, che è il principale creditore di Fse nella procedura di concordato preventivo in corso dinanzi ai giudici fallimentari. Bnl vanta, infatti, crediti per circa 70 milioni di euro, pari al 38 per cento del totale. Nell’ambito dell’inchiesta barese è stata disposta una misura cautelare interdittiva di 12 mesi nei confronti del funzionario romano Giuseppe Maria Pignataro, responsabile mercato pubblica amministrazione della direzione centrale della Bnl di Roma. Pignataro risponde di bancarotta fraudolenta in concorso con l’ex amministratore unico di Fse, Luigi Fiorillo, e altri due funzionari Bnl in servizio presso la filiale di Bari, Fabio Ferretti, responsabile dei rapporti con Fse e Vito Colaprico, responsabile dei rapporti con la pubblica amministrazione. Di più: ci sarebbe un ‘sistema Pignataro’ che coinvolgerebbe anche la crisi dell’Atac, municipalizzata del Comune di Roma, nella gestione dei rapporti Bnl e pubblica amministrazione. Per il funzionario la Procura aveva chiesto il carcere mentre il gip, Alessandra Susca, ha ritenuto sufficiente ad evitare il rischio di inquinamento probatorio e reiterazione del reato il divieto per un anno “di esercitare gli uffici direttivi dell’istituto di credito Bnl ovvero di alta persona giuridica o impresa operante nel settore”.

LA PROCEDURA DI CONCORDATO – Nella misura cautelare interdittiva, rigettando la richiesta di sequestro preventivo di 66 milioni di euro (crediti vantati dalla banca ma mai sottratti alla società), il gip si sofferma anche sulla procedura concordataria e rimanda al giudice fallimentare ogni valutazione sulla eventuale esclusione di quei crediti. Nella scorsa udienza, su istanza della Procura, il giudice aveva sospeso il voto di Bnl per il salvataggio dell’istituto di credito. Ma non c’è solo Bnl. Sono anche altri i creditori contestati perché coinvolti nell’inchiesta della magistratura barese che lo scorso 1 febbraio ha portato all’arresto di 11 persone, fra i quali l’ex amministratore Luigi Fiorillo.

LA TOTALE ASSENZA DI CONTROLLO – Stando alle indagini della Guardia di finanza, coordinate dal procuratore aggiunto Roberto Rossi e dai pm Francesco Bretone, Luciana Silvestris e Bruna Manganelli, le condotte dei funzionari di Bnl hanno aggravato la situazione debitoria di Ferrovie Sud Est. Venivano concessi finanziamenti a fronte di una serie di garanzie illimitate e mantenute linee di credito in favore della società oramai in dissesto. Secondo gli inquirenti sulle somme erogate non c’è stato il minimo controllo. Agli indagati si contestano i reati di bancarotta fraudolenta impropria, per effetto di operazioni dolose, ai danni della società Fse e bancarotta fraudolenta preferenziale in favore di Bnl. Il credito erogato sarebbe stato usato dall’ex amministratore Fiorillo per ingenti e sproporzionate spese che hanno indebitato ulteriormente la società. A partire dal 2012, poi, i funzionari avrebbero rimodulato i rapporti bancari a proprio favore, determinando il rientro della propria posizione creditori a scapito della massa degli altri creditori.

IL ‘SISTEMA PIGNATARO’ – Dagli atti della Procura di Bari emergono ‘analoghe pressioni nella gestione della crisi Atac’. “Attraverso molteplici logiche organizzative – scrivono i magistrati – indubbie capacità relazionali e discutibili trame comunicative si conferma l’estrema pericolosità sociale di Pignataro sempre pronto a cercare, anche attraverso evidenti mezzi di pressione, soluzioni alternative allo schema legale onde evitare, per evidenti finalità affaristiche, che società pubbliche come Atac e Fse, finanziate da Bnl, possano essere assoggettate a procedura concorsuale”. Negli atti dell’inchiesta sono finite anche intercettazioni telefoniche risalenti al luglio 2017 fra Pignataro e Maria Grazia Russo, direttore Amministrazione e Finanza di Atac e anche con Lorenzo Bagnacani, amministratore delegato di Ama (altra municipalizzata di Roma Capitale) con cui la banca stava valutando una linea di credito. Per convincere Russo a non ricorrere alla procedura di concordato, Pignataro dice alla dirigente Atac che la questione “riguarda tutte le società del Comune di Roma che andrebbero immediatamente in default perché le banche uscirebbero da tutti i rapporti” e definisce l’eventuale concordato “una scorciatoia” che porterebbe “direttamente al burrone tutto il Comune”.