I 5 milioni di euro per attività di supporto e i 7 intascati grazie a co.co.co. per attività mai svolte, sostiene l’accusa. E poi l’autista personale, la bottiglia di vino da 2600 euro e le costosissime merende in sale da the. Ancora: il gasolio acquistato a un prezzo superiore del 40 per cento rispetto a quello di mercato. C’è tutto questo nell’ordinanza di arresto nei confronti di Luigi Fiorillo, ex commissario di Ferrovie Sud Est, e di altre dieci persone, tutti finiti ai domiciliari. Ma secondo l’indagine condotta dal pool della procura di Bari guidato dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, come riporta il gip Alessandra Susca, c’è anche di più. Soprattutto su cosa ha permesso di “confondere” le acque.

Il crac da 230 milioni di Fse – sostengono i magistrati – dipende in parte anche da come veniva tenuta la contabilità. Sessanta milioni di euro di danno patrimoniale, scrive il giudice per le indagini preliminari, sono frutto di di quel “unico conto corrente” sul quale confluivano “gli importi provenienti dalla attività di concessione del servizio ferroviario” con quelli relativi ai finanziamenti europei e regionali “non rendendo possibile, se non in modo parziale e solo attraverso il complicato esame di documentazione extra-contabile, la ricostruzione della contabilità”.

Il tutto, aggiunge, “favorito dalla totale assenza di controllo da parte della Bnl sull’utilizzo delle somme concesse a favore delle Fse a titolo di anticipazioni complessivamente pari a circa 250 milioni di euro“. In questo modo, si legge nelle carte, si andava a incidere “sulla gestione finanziaria quanto ai debiti verso la banca e sul conto economico quanto ai costi degli oneri bancari, aggravando l’esposizione debitoria di Fse i cui gli interessi bancari passivi, dal 2007 al 2016, hanno inciso per 60 milioni“.

Dal giudice arriva anche una censura per l’istituto bancario: “La procedura di anticipazione delle somme prevista dalla Bnl non ha garantito la certezza della destinazione ad investimenti delle somme incassate dalla Regione o dal Ministero a tale titolo”. E ciò in quanto, la Bnl – che non risulta coinvolta nell’inchiesta, è bene specificarlo – “si è limitata ad eseguire le richieste formulate da Fse trasferendo le somme dai conti investimento al conto corrente”. Tale “estrema libertà concessa dalla banca”, scrive il gip nell’ordinanza, “si è tramutata in un abuso da parte di Fse dello strumento dell’anticipazione bancaria” che veniva “favorevolmente concessa da Bnl considerati gli esosi guadagni per la banca“.