Sono 25mila e domenica 4 marzo sono chiamati alle urne esattamente come gli altri 46 milioni di italiani. Molti di loro però non sono consapevoli del proprio diritto al voto. Si tratta delle persone maggiorenni con sindrome di Down. E’ per spiegare loro come si esercita materialmente quel diritto – e incoraggiarle a formarsi ed esprimere un’opinione in occasione delle consultazioni – che l’Associazione italiana persone Down (Aipd) ha lanciato il progetto “Il tuo voto conta”. L’obiettivo è anche quello di aumentare la consapevolezza tra familiari e amici, che sono poi quelli che si trovano nella posizione di facilitare le persone con disabilità intellettiva a esercitare i loro diritti politici. Tutto questo, spiegano i referenti a Ilfattoquotidiano.it, “senza mai esprimere un’opinione su singoli partiti e senza influenzare nessuno”. Il progetto nasce solo per fornire “gli strumenti e spiegare le basi su come concretamente si vota, partendo ad esempio dalla scheda elettorale, dal sistema elettorale vigente, ma anche semplicemente dove si trova il seggio di riferimento e se uno ha diritto a votare anche per il Senato o soltanto per la Camera”.

“SPIEGHIAMO LA TECNICA DI VOTO, NON DIAMO MAI OPINIONI POLITICHE” – “La maggior parte dei cittadini con disabilità intellettiva non sa neanche di poter esprimere il proprio parere di voto. Per dare loro piena consapevolezza di quel diritto abbiamo organizzato incontri specifici con operatori professionisti della materia”, spiega a Ilfattoquotidiano.it Paola Vulterini, che da più di 40 anni segue i progetti di inclusione dell’Associazione italiana persone Down e che il 21 marzo in occasione della Giornata mondiale delle persone con sindrome di Down andrà all’Onu a ritirare un premio per un progetto di inclusione lavorativa. “Noi ci occupiamo di fornire gli strumenti e le informazioni necessarie per poter votare correttamente, senza esprimere opinioni sui partiti. La scheda elettorale arriva a casa delle persone con sindrome di Down come a tutti gli altri. Ma pochissimi vanno davvero a votare. Eppure è un loro diritto. E sono circa 25mila in Italia i maggiorenni con questa disabilità, mentre in Europa le persone con una disabilità intellettiva sono circa un milione”.

E’ da almeno un decennio che l’Aipd è impegnata in progetti del genere. “Il primo è stato il progetto europeo My opinion My vote (2008-2010), finanziato dalla Commissione Europea – Direzione generale per l’Educazione, la Cultura e gli Audiovisivi con lo scopo di sostenere le persone disabili intellettive ad essere cittadini attivi, anche attraverso il voto”, spiega a Ilfatto.it Carlotta Lenori, educatrice dell’Aipd e referente dell’associazione a livello nazionale. “Al progetto Ue ne è seguito un altro tutto italiano che abbiamo chiamato Diritto ai diritti a cui hanno partecipato 153 persone con sindrome di Down anche non appartenenti alla nostra associazione”, finanziato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali nel 2014 e avviato il 1 settembre 2015 con la durata di un anno. “Per tutte queste nostre iniziative – spiega Lenori – la finalità è quella di aiutare queste persone a conoscere i propri diritti di cittadini attivi. E’ fondamentale, per fare questo, metterli nelle condizioni di partecipare alla costruzione della propria storia e di quella della comunità di cui si è parte. Intendiamo quindi fornire tutte quelle spiegazioni e chiarimenti per riuscire ad esercitare, da soli nell’urna senza essere accompagnati da nessuno, i propri diritti ed esprimere così liberamente le proprie scelte. A volte riusciamo anche a far incontrare i nostri ragazzi con alcuni referenti di tutti i partiti politici. Per il Referendum, per esempio, alcune nostre sedi locali hanno organizzato incontri sia con il Comitato per il SI sia con quello del NO. Noi vogliamo continuare ad essere trasparenti e non diamo mai indicazione di voto”.

L’ESPERIMENTO DI ROMA: UN FINTO SEGGIO PER VEDERE COME SI FA – Maddalena Casa è una donna tenace e anche per sua figlia Livia, che ha la sindrome di Down, ha deciso di organizzare un incontro singolo dal titolo Voto anch’io per “educare al voto, non di orientamento al voto” ci tiene a specificare. “Si tratta di una iniziativa gratuita tenutasi sabato 24 febbraio presso la Sala parrocchiale della Chiesa Argentina a Roma per fare formazione e attività pratica sulla tecnica del voto. Abbiamo materialmente allestito un finto seggio, con tanto di cabine e urne elettorali per ragazze e ragazzi con disabilità cognitivo-relazionale”, spiega Maddalena a Ilfatto.it. “E’ stata una cosa mai organizzata prima in Italia. Hanno partecipato 20 ragazzi con differenti patologie intellettive, sia maschi che femmine, dai 18 anni agli oltre 30, prima tutti molto curiosi e poi tutti soddisfatti per l’inedito incontro”. Consapevolezza e capacità di votare nel modo corretto sono i due punti centrali dell’iniziativa promossa dalla mamma di Livia. “Abbiamo presentato agli aspiranti votanti delle schede facsimile, senza simboli di nessun partito, e abbiamo fatto provare loro, per alcuni era la prima volta in assoluto, a votare da soli nella cabina. Su 20 – aggiunge Maddalena – ci sono state 4 schede nulle e una scheda bianca. La cosa più bella è stata percepire la loro serietà nel momento dell’ingresso in cabina e il silenzio assoluto che c’era nella stanza”.

“IL DIRITTO VALE PER TUTTI”. COME UNA PERSONA DISABILE PUO’ VOTARE IN ITALIA – La legislazione italiana prevede alcune modalità peculiari di voto per donne e uomini con disabilità. C’è, fra le tante, la possibilità di votare da casa per coloro i quali siano dipendenti da apparecchiature elettomedicali salvavita o che fisicamente non possono raggiungere il seggio elettorale di riferimento. Per chi sia ricoverato in strutture residenziali, la legge invece prevede la possibilità di seggi speciali in loco, mentre per chi abbia gravi disabilità di tipo motorio agli arti superiori, o sensoriali, si parla di voto assistito con una persona che può entrare nella cabina e aiutare l’elettore nell’espressione del voto. Quello che si sa meno, invece, è che le persone con disabilità intellettiva possono votare come tutte le altre, entrando da sole non accompagnati nella cabina elettorale. “Questi sono elettori verso i quali i partiti e le istituzioni non dimostrano un particolare interesse, come spesso testimoniato dalla scarsa propensione al rendere fruibili i propri programmi, frequentemente di difficile comprensione anche da chi non abbia nessun problema. Ma, al di là di questo – dice la referente Aipd – un altro scoglio che impedisce a persone con disabilità intellettiva di votare, è la mancanza di informazione e formazione su questo loro diritto. I genitori, molto spesso, non sono al corrente neanche del diritto dei loro figli. Perciò abbiamo deciso di organizzare incontri gratuiti per dare consapevolezza e responsabilità riguardo al diritto-dovere di voto”.