È morto a Milano Gillo Dorfles. Aveva 107 anni. Teoricocritico d’arte tra i più influenti del Novecento, è stato anche medico, pittore, pianista, scultore, poeta e professore.

Sull’estetica e la comprensione delle avanguardie ha basato grandissima parte della sua vita e ha portato in Italia un termine diametralmente opposto alla filosofia del Galateo: il kitsch. Fino all’ultimo è stato impegnato con mostre, recensioni e libri.

Nato a Trieste il 12 aprile 1910, motivo per il quale spesso si definiva un “cittadino dell’impero asburgico”. Dopo la prima guerra mondiale, Dorfles si trasferì a Genova  e lì trascorse l’infanzia. A Milano, dove ha vissuto gran parte della sua vita, arrivò nel 1928 per studiare medicina e specializzarsi, a Roma, in neuropsichiatria. Tra gli anni Trenta e Cinquanta, la sua attività artistica è molto intesa.

Poi a partire dal Dopoguerra ha inizio la sua attività teorica e critica che ribalta assunti e ingloba moda e design. Nel corso della sua lunga vita è anche salito in cattedra, insegnando estetica negli atenei di Milano, Trieste e Cagliari. In diverse occasioni è stato visiting professor presso alcune università americane.

Nel 1948 è stato tra i fondatori del Movimento per l’Arte Concreta assieme ad Atanasio Soldati, Galliano Mazzon, Gianni Monnet e Bruno Munari. È stato autore di numerose monografie su artisti di varie epoche da Bosch a Dürer fino a Wols e Scialoja.

Dorfles ha contribuito sensibilmente allo sviluppo dell’estetica italiana del dopoguerra, a partire dal “Discorso tecnico delle arti”, cui hanno fatto seguito, tra gli altri, “Il divenire delle arti”, “Nuovi riti, nuovi miti”, “Le oscillazioni del gusto”, “Artificio e natura”, “La moda della moda”.

Era accademico onorario di Brera e Albertina di Torino, membro dell’Accademia del Disegno di Città del Messico, fellow della World Academy of Art and Science, dottore honoris causa del Politecnico di Milano e dell’università autonoma di Città del Messico. L’università di Palermo gli ha conferito la laurea honoris causa in architettura e l’università di Cagliari la laurea honoris causa in lingue moderne.

Poche settimane fa, in un’intervista al Corriere della Sera, l’intellettuale aveva ripercorso la sua vita dall’imperatore Francesco Giuseppe agli smartphone, raccontando aneddoti e spigolature dei suoi 107 anni. Amico di Italo Svevo ed Eugenio Montale, cliente della libreria di Umberto Saba, aveva ricordato come sua moglie venne accompagnata all’altare da Arturo Toscanini.

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