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venerdì 22/12/2017

Sostiene Gillo “Il Galateo? Non c’è più. Il cattivo gusto invece sì”

Pubblichiamo un estratto del libro “Il galateo del Terzo millennio” di Filiberto Passananti (Autore), Matteo Minà (Autore), G. Biscalchin (Illustratore) con l’intervista ad Angelo Dorfles.

Sull’estetica ha basato grandissima parte della sua vita. Ha portato in Italia un termine diametralmente opposto alla filosofia del Galateo: il kitsch. Angelo Dorfles, detto Gillo, è medico, pittore, pianista, scultore, poeta e professore. Ma soprattutto critico d’arte ed esteta, uno tra i più famosi e riconosciuti del Paese. Ha già superato i cento anni (è nato a Trieste il 12 aprile 1910), ma continua a essere impegnato con mostre, recensioni e libri. L’incontro nella sua casa di Milano, in un quartiere dove si respira l’aria della borghesia d’altri tempi, è un dialogo con un interlocutore vestito in maniera impeccabile, lucido, attento, curioso, cordiale e disponibile (…).

Professor Dorfles, le regole di rispetto per gli altri dettate dal Galateo sono valide ancora oggi?

Direi che oggi non c’è più legge che valga. Le regole sono cambiate, sia quelle ufficiali, che quelle a livello familiare. Il valore di quanto sancito diversi secoli fa è completamente finito. Naturalmente, ci sono delle nuove regole che si sono organizzate spontaneamente; sono queste che valgono. Il tutto a prescindere dalle regole religiose che dovrebbero essere valide oggi come ieri, ma anche in questo caso non sono più le stesse.

Ritiene utile che i ragazzi leggano l’opera di monsignor Giovanni Della Casa?

Credo che i giovani vadano istruiti su quella che deve essere oggi la prassi giusta e non quello che veniva insegnato nei secoli scorsi. Sono cambiati i mezzi, le strutture, quindi inutile rifarsi a ciò che valeva allora. Oggi è necessaria una nuova edizione di un libro che insegna a vivere.

Attualizzare e diffondere il Galateo quali effetti può avere sulla convivenza tra le persone?

Un’efficacia notevolissima, perché il giorno che nelle scuole venissero usate delle regole generali, formulate in una decina o ventina di capoversi, queste dovrebbero essere una specie di fiducia sul comportamento dei giovani. Poi, tutto dipende da dove vive e dove viene educato il ragazzo e da quale sia il suo ambiente familiare, il rapporto con lo Stato e la religione.

Quali sono le tre regole cui fare riferimento nell’attualizzazione del

Galateo?

Prima di tutto non ferire il prossimo con le proprie azioni e parole. Rispettare l’età sia del bambino che del vegliardo. Credere nell’amicizia effettiva.

L’empatia professata da monsignor Della Casa è uno strumento che le è tornato utile nelle sue esperienze di vita e di lavoro?

Una volta esisteva un Galateo non dico universale, ma diffuso, perlomeno in un certo ambiente. Oggi non c’è più una regola che valga per tutti. Ci sono i Galatei familiari, etnici, politici, che variano molto da Paese a Paese, da classe sociale a classe sociale. Personalmente l’Opera mi è servita in quanto nella mia famiglia c’era un Galateo specifico al quale io ero sottomesso. Ma aveva poco a che fare con un Galateo nazionale o religioso, era una forma familiare di comportamento.

L’amore per il denaro è chiaramente maleducato; il rispetto e la comprensione verso gli altri sono alla base dell’educazione, ma non producono miglioramenti economici nella vita della persona. È d’accordo?

Il rapporto con il prossimo dovrebbe sempre ubbidire a certe regole di vita che sono più o meno universali. Sicuramente il rispetto per gli altri è fondamentale (…).

Quali sono le situazioni in cui il Galateo e i suoi principi sono indispensabili?

Dovrebbe essere sempre necessario, sia salendo su un tram che prendendo un taxi. Nella vita comunitaria della città, il Galateo dovrebbe dominare le azioni di tutti gli individui (…).

Che cosa è oggi la buona educazione?

Non c’è più quella regola che poteva valere nell’Ottocento, per cui valgono le regole familiari. Questo per dire che dipende se il nucleo in esame appartiene alla buona borghesia, al popolo minuto o alla classe dirigente. La buona educazione è diversa per tutti, nel senso che il comportamento del giovane operaio non è quello del magistrato. Il classismo vale ancora anche se le classi non sono più quelle di una volta. Poi è anche vero che il rapporto tra un dirigente e un operaio non è più quello di ieri (…) la dignità dei lavoratori oggi viene riconosciuta più che in passato.

Perché oggi il Galateo, nell’immaginario collettivo, è soprattutto abbinato alla cucina e alla tavola?

Il gusto per il cibo è una delle più importanti sensibilità affettive. Nelle azioni fondamentali come mangiare valgono alcune regole non ufficiali, ma assodate dalla consuetudine. Anche nel modo di cibarsi esistono regole ufficialmente riconosciute. (…)

Della Casa dice di vestirsi in modo appropriato anche per portare rispetto alla collettività. Come fare per evitare abiti di cattivo gusto?

Oggi più che ieri la moda in senso lato esiste ed è riconosciuta, quindi per un incontro formale si utilizzeranno i calzoni lunghi e non corti perché questa è la regola di vita. Tutto dipende ancora una volta dalle regole che si sono auto istituite. Per evitare il cattivo gusto bisogna uniformarsi a quello che è il gusto generalizzato. Certo non sempre ciò che è standardizzato è la perfezione, comunque sarà più o meno tollerabile per il fatto stesso di essere applicato così vastamente.

Esiste un cattivo gusto nel design?

Naturalmente! Sono cinquant’anni che mi occupo di cattivo gusto, quindi evidentemente esiste (…).

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