C’era una volta, nel cuore di Imola, il parco delle Acque Minerali.

Nato 188 anni fa intorno ad alcune sorgenti di acque ferruginose e sulfuree, ospita i residui delle sabbie gialle, a testimonianza che qui una volta arrivava il mare. Nel 1972 questo parco ebbe la sfortuna di essere ingabbiato dentro all’autodromo Ferrari: separato dalla città, la sua fruizione da parte dei cittadini divenne più difficoltosa. Il Comune decise di trasformare la pista in impianto stabile (nonostante le proteste della cittadinanza) e da allora le cose sono ulteriormente peggiorate. Nel 1981 arrivò la Formula 1.

Nel 1994, dopo le tragiche morti sul circuito dei piloti Roland Ratzenberger e Ayrton Senna, la pista fu modificata sottraendo ulteriore superficie al parco. Nel 2007, dopo aver fatto spendere 13 milioni di euro di soldi pubblici, provenienti dal fondo della protezione civile, per la ristrutturazione e la messa in sicurezza del circuito, la Formula 1 se ne andò. Da allora l’Autodromo è caduto sempre più in deficit. Per cavare un po’ di reddito da quella ormai inutile striscia di cemento, il Comune (proprietario dell’autodromo) e Formula Imola (società pubblica al 100% che ha in gestione l’autodromo) hanno deciso di affittarla anche a privati (per lo più ricconi stranieri), che la usano per sfrecciare e gareggiare con i loro costosi “giocattolini”.

Non solo una gestione fallimentare e un enorme deficit coperto con soldi pubblici, ma anche controlli “taroccati” sui decibel che hanno fatto infuriare cittadinanza e associazioni ambientaliste.

Se prima erano “solo” (si fa per dire) 30 giorni all’anno concessi in deroga ai limiti massimi di rumorosità, dal 2013 il Comune ne concede 60 e misura la regolarità delle immissioni in postazioni lontane dalle aree più esposte. Secondo la normativa 304 del 2001 che tutela le persone che vivono intorno ai circuiti automobilistici, se i veicoli sono “a scarico libero” (Formula 1 e simili) il limite di sforamento deve essere di 30 giorni, se  i veicoli non sono “a scarico libero” il limite è 60 giorni. In ogni caso, secondo le proteste dei residenti e del circolo Legambiente ImolaMedicina, il limite imposto dalla normativa non viene rispettato. Anche Arpae ha certificato che il 10 ottobre 2017 correvano vetture a scarico libero “le attività di pista si sono svolte non rispettando quanto dichiarato da Formula Imola e recepito dalla Delibera Comunale di approvazione del calendario di attività 2017 relativamente al non utilizzo di autovetture  a scarico libero”.

Rumori assordanti (con picchi di 120-130 decibel) e scarichi inquinanti, che danneggiano non solo i residenti, ma anche i bambini della scuola primaria Pelloni-Tabanelli, divisa dalla pista solo da una recinzione. Raccolte di firme e manifestazioni sono state inutili. La giunta Manca ha fatto sempre orecchie da mercante. A partire dal gennaio 2016 il Comune di Imola ha addirittura modificato (con l’approvazione del Piano Strutturale Comunale) la classificazione acustica dell’area, declassandola dalla I alla IV classe, quella riservata alle aree artigianali.

Non c’è limite al peggio! Contro questo “declassamento” il comitato Autodromo Imola, Legambiente Imola Medicina e altre associazioni, hanno vinto nel dicembre 2016 un ricorso al Tar.

Lieto fine? Nemmeno per sogno. Il Comune non si è difeso davanti al Tar, ma ha fatto appello al Consiglio di Stato, che ha ribaltato la sentenza del Tar, con motivazioni secondo Legambiente a dir poco assurde. Quindi via libera alle corse, al rumore e all’inquinamento. Morale della storia, come spesso succede, hanno prevalso gli interessi privati, l’inquinamento e la furia automobilistica. Ha perso la città, ha perso il parco, abbiamo perso tutti.

E dove una volta c’era il Parco delle Acque Minerali, c’è adesso il “Parco della Pista”.

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