C’era una volta la rossa Toscana. A usare l’imperfetto sono gli studenti. Per la prima volta la Destra giovanile ha conquistato la consulta regionale. A mandare a casa le realtà di sinistra che da anni “governavano” il parlamentino che rappresenta 160mila allievi, è “Azione Studentesca”, il movimento che ha come simbolo la croce bretone e che si rispecchia in “Fratelli d’Italia”. Hanno espugnato prima Prato e Pistoia per poi puntare a Firenze. E ce l’hanno fatta distanziando di dieci punti i candidati del centrosinistra. Una vittoria che ha lasciato il segno in questa terra “sacra” per il Partito Democratico.

Il vento dei movimenti identitari soffia anche a casa del leader e arriva dalle fasce della popolazione più giovane. Ragazzi tra i 14 e i 24-25 anni che puntano tutto contro la “Buona Scuola”, l’alternanza scuola-lavoro ma che si sono messi anche a raccogliere generi di prima necessità per le famiglie colpite dalla crisi. Sui profili Facebook di “Azione Studentesca” nazionale e Toscana le parole che ricorrono maggiormente sono: patria, radici, terra. Tra i volantini pubblicati spunta la fotografia di Pino Rauti. “Come consulta regionale parlare di antifascismo oggi è riduttivo, noi preferiamo parlare delle violenze dei totalitarismi in generale. Siamo antifascisti e anticomunisti, per non commettere gli errori del passato”, spiega Dario Baldassarri, militante toscano di “Azione Studentesca”,

Diciotto anni, studente liceale di Pistoia, oggi è lui guidare la consulta: “Per la Destra è la prima volta in Toscana. Dal 2002, anno della nascita dell’organismo, non è mai accaduto”, spiega il giovane del risultato. E su Firenze ha la risposta pronta: “Lì ci sono stati dei problemi sul fare: oggi più che mai i ragazzi guardano a chi si sporca le mani. Noi ci diamo da fare, c’è stato un percorso che ci ha permesso di stare accanto alle persone e farci conoscere senza politiche clientelari”.

Ora che ha un ruolo a livello regionale nemmeno se la sente di commentare certi volantini postati sulla pagina Facebook nazionale. Uno di questi dice: “Gite nei centri di accoglienza e clandestini nelle classi: la Buona Scuola impone il dogma immigrazionista”. Più sotto qualche riga in più di spiegazione: “I nostri studenti dovrebbero visitare i luoghi sacri della Patria e le tante opere del nostro immenso patrimonio culturale. Una buona scuola dovrebbe educare alla bellezza e all’identità senza imporre i falsi spot propagandistici della società multiculturale”. Parole che non lasciano spazio a dubbi: “L’alternanza scuola-lavoro ha portato in classe i migranti in alcune realtà come Pistoia. Non è un problema ma se qualcuno li porta dovrebbe organizzare un dibattito sulla migrazione”, spiega Gabriele Sgueglia, 21 anni, responsabile di “Azione Studentesca” a Pistoia.

Dalla Toscana stanno puntando a conquistare altri territori. Sono “rinati” da un anno dopo un lungo periodo di “restauro” del movimento ma hanno già messo radici da Siracusa e Taranto fino a Brescia passando per Roma e Firenze. Impossibile avere un conteggio preciso degli aderenti.

Basta fare un giro su Facebook per capire che anche questo movimento è radicato in tutt’Italia: Pavia, Milano, Bergamo, Udine, Bolzano, Parma, La Spezia e altri ancora. “Il movimento – spiega Raffaele Sardo, uno dei coordinatore nazionali – segue l’organigramma di CasaPound; contiamo su una base militante di mille ragazzi tra liceali e universitari. Negli ultimi anni registriamo un aumento di persone che si avvicinano a noi”. Anche loro oltre a volantinaggi e assemblee si danno da fare nel sociale: “Abbiamo consegnato dei giochi ai bambini in ospedale, abbiamo raccolto beni alimentari con CasaPound. A Lanciano organizziamo un servizio di dopo scuola e un mercatino del libro usato”.

Nel mirino di “Blocco Studentesco” sono finite Laura Boldrini, Valeria Fedeli, Virginia Raggi, protagoniste di una campagna dal titolo “I nuovi mostri”. Tra i volantini pubblicati in questi giorni molti sono in memoria delle Foibe ma non c’è sulle loro pagine Facebook un solo ricordo della Shoah: “C’è una volontà di non voler affrontare questo argomento. Quest’anno noi avevamo chiesto a diverse Università – racconta Sardo – di osservare un minuto di silenzio nella ricorrenza del 10 febbraio e ci è stato negato o è stato fatto lo scaricabarile. Spesso c’è una volontà politica di non ricordare un fatto che riguarda l’intero Paese. Non c’è lo stesso problema per la Shoah. Si tratta di pareggiare il conto storicamente”. Sardo poi precisa: “Non siamo negazionisti”. E sul fascismo: “Non siamo antifascisti, ci rifacciamo ad una serie di temi che appartengono al patrimonio storico di questa nazione. Una riappacificazione con quel periodo è auspicabile. Di là del fatto storico che si è concluso, per noi il riferimento ideale, ad un certo tipo di stile, ardimento e modo di intendere la vita ci appartiene ma non è mai un limite al nostro agire politico. Non soffriamo di torcicollo”.
Articolo aggiornato alle ore 14 del 14 febbraio 2018

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO 
“L’avanzata di Azione Studentesca, che ha conquistato la Consulta Toscana e numerosi altri eletti in ogni angolo d’Italia, è frutto di una politica identitaria che riesce a coniugare radicalismo culturale e pragmatismo politico. Ci battiamo contro lo sradicamento galoppante di una società liquida che ci vuole anonimi, omologati e rassegnati: riportiamo nelle scuole il senso di appartenenza ad una Patria, il primato della Comunità sull’economia, il valore della militanza come dono totale. Con Casapound siamo due movimenti differenti con cui collaboriamo in alcune città in quanto siamo nella stessa area”.

Anthony La Mantia